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West Nile, altre quattro vittime. Allarme cornacchie e gabbiani?

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Le vittime sono anziani con patologie pregresse. Perché la previsione epidemica è particolarmente complicata in questo caso? E dobbiamo preoccuparci per le aree urbane, densamente popolate da specie di uccelli che possono essere serbatoi del virus? Il punto del professor Gianni Rezza.

West Nile, quattro nuove vittime tra Lazio e Campania da quando sono stati accertati dei focolai in provincia di Latina e nel Casertano. Si tratta di un uomo di 77 anni deceduto a Roma: l’anziano, residente in provincia di Latina e reduce da un periodo di vacanza a Baia Domizia (Caserta), era ricoverato all’Istituto Lazzaro Spallanzani. Dalle prime informazioni, il 77enne soffriva di patologie croniche pregresse e in passato aveva subito un trapianto cardiaco. Poche ore dopo, è giunta anche la notizia di un nuovo decesso: la vittima è un 80enne originario di Maddaloni, con gravi patologie pregresse, che si trovava ricoverato in ospedale a Caserta. In ospedale, con sintomi gravi del virus West Nile, è ricoverato anche un altro anziano, anch’egli residente a Maddaloni. Nelle scorse ore è stato comunicato un secondo decesso, sempre in Campania, anche se risalente a venerdì scorso: si tratta di un 74enne ricoverato a Napoli e residente a Pomigliano d’Arco. E pochi minuti fa, nella tarda mattinata di martedì 29 luglio, è stato comunicato il decesso di un 86enne con patologie pregresse: l’anziano, deceduto all’ospedale Santa Maria Goretti di Latina, sarebbe tra i primi contagiati del focolaio individuato nel territorio pontino.

Resta quindi altissima la guardia dopo i numerosi casi accertati nelle ultime due settimane in tutto il Lazio, e in particolare nella provincia di Latina. Nella stragrande maggioranza dei casi, i pazienti infettati dal virus restano asintomatici, ma alcuni leggeri sintomi (febbre, mal di testa, nausea, vomito, linfonodi ingrossati o sfoghi cutanei) possono manifestarsi nel 20% dei casi, mentre nell’1% dei casi (specialmente in presenza di patologie pregresse) i sintomi più gravi includono febbre alta, forti mal di testa, debolezza muscolare, disorientamento, tremori, disturbi alla vista, torpore, convulsioni, fino alla paralisi e al coma (e alcuni effetti neurologici possono essere permanenti). Nell’un per mille dei casi, addirittura, il virus può causara una encefalite letale.

L’attenzione resta alta per diversi motivi. Lo ha spiegato, su Facebook, anche il professor Gianni Rezza, docente di Igiene all’Università Vita-Salute San Raffaele e già capo dipartimento Prevenzione del Ministero della Salute: “Pur evitando allarmismi generalizzati, è importante continuare a monitorare l’andamento dei focolai e attenzionare le aree contigue, come stanno già facendo le Regioni, rilevando prontamente i casi umani oltre ad eventuali nuove positività in animali sentinella, serbatoi di infezione e vettori sul territorio nazionale“. Va fatta una premessa per i non addetti ai lavori: occorre precisare la distinzione tra le varie specie animali. Le ‘sentinelle’, infatti, sono animali come i cavalli ed altri equidi, particolarmente suscettibili all’infezione del virus e allo sviluppo di forme sintomatiche della febbre del Nilo occidentale. I vettori sono, come è noto, le zanzare, che per la loro diffusione sono considerate oggi la specie più pericolosa per la salute umana. Va prestata massima attenzione, però, anche ad alcuni uccelli particolarmente diffusi nelle nostre città, come le cornacchie e i gabbiani, che sono serbatoi del virus.

La fauna delle nostre città è variegata, e ciò potrebbe avere conseguenze sull’epidemiologia di alcune malattie infettive, tra cui West Nile. I dati nazionali, quest’anno, non mostrano un eccesso di casi rispetto agli anni scorsi, ma si nota una estensione dei focolai, che questa estate sono più attivi in alcune zone al Centro-Sud (provincia di Latina, Anzio/Nettuno, provincia di Caserta) rispetto alla Pianura Padana” – ha spiegato Gianni Rezza – “Le dinamiche epidemiche sono così complesse che è difficile fare previsioni. Secondo i CDC di Atlanta, l’indicatore previsionale più affidabile deriva dal prodotto della densità di zanzare per la prevalenza di positività per il virus nelle zanzare stesse (in genere piuttosto bassa nelle rilevazioni eseguite nel nostro Paese)“.

Ecco, quindi, perché è essenziale non solo proteggersi singolarmente (scegliendo abiti adatti e utilizzando prodotti repellenti), ma anche procedere con le disinfestazioni a livello territoriale. Lo stesso professor Rezza ha poi spiegato, all’Adnkronos: “Come la Dengue, la West Nile è veicolata dalle zanzare, ma con dinamiche di diffusione diverse. Per la Dengue il ciclo è uomo-zanzara tigre-uomo, per il virus West Nile i serbatoio sono gli uccelli e il vettore la zanzara comune che infetta l’uomo pungendolo. Cornacchie e gabbiani in città potrebbero influire sull’epidemiologia di alcune malattie infettive, ma fortunatamente per ora nelle città non si riscontrano problemi e non è detto che possa accadere“.

Sull’evoluzione epidemiologica, Gianni Rezza ha aggiunto: “Le serie storiche degli ultimi anni mostrano un aumento dei casi in agosto e una tendenza alla diminuzione già a partire da settembre. Non è una regola, è solo ciò che abbiamo costantemente osservato e non è detto possa essere rispettato (in meglio o in peggio) anche quest’anno, considerando i cambiamenti climatici e l’anticipo delle ondate di calore“. Anche sulle infezioni e sui focolai ci sono alcune linee di tendenza, che ovviamente potrebbero non ripetersi sistematicamente. “Finora, le zone rurali e interne sono state quelle più colpite, sia al Nord negli anni passati che, quest’anno, a Latina e Caserta, anche se sono stati riportati casi sporadici nella zona costiera. Fortunatamente, non abbiamo assistito a un coinvolgimento delle aree urbane, laddove le zanzare pungono più gli esseri umani che gli uccelli” – ha spiegato il professor Rezza – “Focolai importanti di West Nile sono però possibili in città, come quello a Bucarest nel 1996 o a New York nel 1999, e si verificano generalmente in aree densamente abitate, contigue ad ambienti umidi caratterizzati da presenza di acqua stagnante e un’elevata densità di zanzare comuni. Non è detto che si possa verificare anche da noi, ma è bene tenere alta l’attenzione. Le dinamiche epidemiche sono talmente complesse che è difficile fare previsioni. Dobbiamo evitare allarmismi generalizzati, ma è importante continuare a monitorare l’andamento dei focolai“.

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