A “E…state – Sulla Via della Natura”, su TeleAmbiente, il Presidente della Società Italiana di Medicina Ambientale (SIMA), Alessandro Miani, spiega perché nel mondo, ogni anno, la zanzara causa la morte di oltre 700.000 persone.
Quando pensiamo all’animale più pericoloso del mondo, immaginiamo lo squalo con i suoi denti affilati, il serpente con il suo morso velenoso o il coccodrillo con la sua capacità di sferrare attacchi improvvisi. Il nostro coinquilino terrestre più minaccioso, però, non nuota in mare, non striscia tra i sassi e non si nasconde nelle paludi, bensì vola fino a 2,5 chilometri orari, ama il colore nero e vive, in media, tra i 20 e i 35 giorni. Il suo nome? Zanzara! Ma perché un animale tanto piccolo è tanto ostile?
A “E…state – Sulla Via della Natura”, su TeleAmbiente, il Presidente della Società Italiana di Medicina Ambientale (SIMA), Alessandro Miani, spiega perché nel mondo, ogni anno, questo insetto causa la morte di oltre 700.000 persone: “La zanzara è tra i vettori animali più pericolosi per la salute umana. Non è tanto l’insetto in sé, bensì la sua capacità di trasmettere virus e parassiti, attraverso la puntura ritenuta spesso fastidiosa. I dati epidemiologici a livello globale, ma anche a livello europeo e italiano, ci dicono che il problema legato al passaggio di agenti infettivi da parte della zanzara è in forte aumento. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), le malattie trasmesse da simili vettori animali causano oltre 700.000 decessi umani prematuri all’anno e rappresentano il 17% di tutte le patologie infettive. Negli Stati Uniti d’America, i Centri per il Controllo e la Prevenzione delle Malattie definiscono, appunto, la zanzara come l’essere vivente più letale al mondo. Tutto, però, e lo ribadisco, è legato alla diffusione delle malattie trasmissibili a causa sua. Tra esse, ci sono la malaria, la febbre Dengue, la febbre West Nile, la febbre Zika, la Chikungunya e la filariosi linfatica. Non si tratta di un problema marginale, ma di una delle grandi sfide sanitarie globali del nostro tempo peraltro amplificata alle nostre latitudini dal cambiamento climatico”.


