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Zaporizhzhia, attacco russo uccide tre persone (tra cui un bambino)

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La Russia avanza nella Regione e si intensificano anche gli attacchi nell’area intorno alla centrale nucleare più grande d’Europa. Zaporizhzhia rappresenta anche uno dei punti per cui Kiev non può accettare il piano di pace così come è stato (apparentemente) redatto e inviato dagli Stati Uniti.

La Russia avanza nella Regione di Zaporizhzhia e si intensificano gli attacchi anche nell’area intorno alla centrale nucleare più grande d’Europa (occupata dalle truppe di Mosca sin dai primi giorni del conflitto e al cui interno lavorano, tra innumerevoli difficoltà, i tecnici ucraini). Nelle ultime ore, un attacco russo ha ucciso almeno tre persone, tra cui un bambino, mentre un altro attacco condotto con droni ha causato altri tre feriti. I continui bombardamenti hanno anche costretto le autorità ucraine a ridurre sensibilmente la produzione di energia nelle varie centrali nucleari.

Questo attacco invia un segnale molto chiaro sulle priorità della Russia. L’attacco è stato effettuato essenzialmente nel mezzo dei negoziati volti a porre fine a questa guerra“, il commento del presidente dell’Ucraina, Volodymyr Zelensky. Artem Nekrasov, ministro ucraino ad interim dell’Energia, ha invece spiegato: “A seguito del massiccio attacco alle infrastrutture enrgetiche, le centrali nucleari sono state costrette a ridurre la loro capacità di generazione. L’aumento della capacità delle centrali nucleari a livelli nominali avverrà gradualmente, una volta che gli operatori avranno ripristinato le reti danneggiate dal nemico“.

Al momento, dopo l’occupazione dell’impianto di Zaporizhzhia da parte dei russi (avvenuta tra la fine di febbraio e l’inizio di marzo del 2022), l’Ucraina controlla tre centrali nucleari: quella di Rivne, quella di Khmelnytsky e quella di Yuzhnoukrainsk. Le prime due, però, in queste ore sono quasi del tutto prive di energia elettrica. Anche per scongiurare incidenti nucleari, la Russia ha attaccato direttamente le centrali elettriche ucraine ma non quelle che producono energia atomica, limitandosi a colpire le infrastrutture che forniscono l’energia necessaria per la produzione.

Intanto, l’avanzata delle truppe russe prosegue e il Ministero della Difesa di Mosca ha annunciato la conquista del villaggio di Zarechnoye, nella Regione di Zaporizhzhia. All’avanzata si accompagnano nuovi attacchi mirati a tutte le infrastrutture che forniscono energia, anche per uso civile, in tutta l’Ucraina. E tra l’altro, insieme a Donetsk, Zaporizhzhia è uno dei punti su cui non si riesce a trovare un accordo tra Kiev e la mediazione degli Stati Uniti, come dichiarato dallo stesso Volodymyr Zelensky.

Secondo il piano di pace (apparentemente) redatto e presentato dagli Stati Uniti, la centrale nucleare dovrebbe essere gestita contemporaneamente da Washington, Kiev e Mosca. Un’ipotesi al momento inaccettabile e irricevibile per l’Ucraina, come ha spiegato Zelensky: “Non abbiamo raggiunto un consenso con la parte americana riguardo al territorio della regione di Donetsk e alla centrale nucleare di Zaporizhzhia, ma siamo pronti per un incontro con gli Stati Uniti a livello di leader per affrontare questioni delicate. La gestione congiunta di tre Paesi della centrale nucleare di Zaporizhzhia ci sembra uno scenario molto inappropriato e non del tutto realistico“.

Nel punto relativo a Zaporizhzhia del piano di pace degli Stati Uniti, ci sono alcuni aspetti che per Kiev appaiono inaccettabili. Zelensky non si fida della Russia e lo ha spiegato così: “I russi pensano che alla fine faranno in modo che la centrale nucleare venga gestita da loro. Collegheranno l’operatività di questa centrale all’aspetto umanitario, diranno: ‘Ricostruiamo la diga, rimettiamo in funzione l’elettricità’. Ed è per questo che i partner dicono di volere un meccanismo di gestione congiunto. La nostra posizione di compromesso è che la centrale venga gestita da una joint venture, composta da Usa e Ucraina. Il 50% dell’elettricità prodotta andrà dato all’Ucraina, mentre la distribuzione del restante 50% sarà determinata autonomamente dagli Stati Uniti. Un’altra condizione essenziale è la smilitarizzazione del territorio della centrale“.

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