“È l’unica macchina che manteca direttamente in carapina facendo risparmiare energia e fatica al gelataio”, Felipe Zuniga, Gelato e Pastry chef della Motor Power Company, presenta Principessa, macchina rivoluzionaria per il settore.
La seconda giornata di Roma è Gelato si apre all’insegna della consapevolezza dei prodotti utilizzati e dei processi necessari per assicurare una sostenibilità a 360 gradi.
Si parte con un focus sul latte fresco che ha visto l’azienda Latte Sano raccontare come tutelare questo prodotto. Marco Lorenzoni, presidente fattoria Latte Sano, ha dichiarato sul tema a TeleAmbiente: “Tutelare il latte fresco significa dare un valore aggiunto all’economia di un territorio. È una scelta che ogni consumatore dovrebbe fare consapevolmente. Si tratta dell’alimento per eccellenza che preserva tutte le caratteristiche organolettiche del prodotto, il latte fresco è sottoposto a una blanda pastorizzazione, un blando trattamento termico compreso tra i 72 e i 74 gradi. Se il latte è stato conservato chiuso in frigorifero, sarà buono anche oltre i sette giorni, questo solo se è un latte di qualità.”
Il settore della gelateria è particolarmente energivoro ma il progresso della tecnologia permette adesso di realizzare il gelato anche senza utilizzo di acqua e con un consumo energetico molto contenuto. Felipe Zuniga, Gelato e Pastry chef della Motor Power Company, ha presentato Principessa, una macchina rivoluzionaria per il settore: “Abbiamo eliminato il concetto idrico all’interno delle gelaterie eliminando completamente il ricircolo dell’acqua per la mantecazione, abbiamo un consumo energetico massimo di due kW di assorbimento, è una macchina che può essere collegata alla corrente di casa. È l’unica macchina che manteca direttamente in carapina facendo risparmiare energia e fatica al gelataio.”
Altro focus della giornata è stato il chilometro consapevole, evoluzione del concetto di chilometro zero. Carlo Catani, autore del libro “Il chilometro Consapevole. Definire la sostenibilità a partire dalla tavola” spiega ai microfoni di TeleAmbiente cosa significa questo concetto: “Significa che la distanza è un grandissimo punto di partenza ma non può essere l’unico elemento che ci aiuta a fare scelte consapevoli quando scegliamo un prodotto e un cibo. Il prodotto di prossimità quasi sempre è una scelta eccellente, però magari il prodotto di prossimità non ha tenuto conto del benessere ambientale, di quello animale o del benessere dei lavoratori che sono stati sfruttati o della difesa della biodiversità. A volte se aumento il packaging inquino di più ma magari riduco lo spreco alimentare che è un altro tema importantissimo.”


