Si è conclusa il 13 giugno la Terza Conferenza delle Nazioni Unite sugli Oceani: speranza sull’entrata in vigore a breve del Trattato sull’Alto Mare (BBNJ).
Venerdì 13 giugno, a Nizza, si è chiuso il vertice ONU sugli oceani che ha riunito oltre 60 capi di Stato e di governo per fare il punto sulla tutela del Pianeta Blu, sempre più a rischio a causa di inquinamento e cambiamenti climatici, e approvare nuovi impegni da parte della comunità internazionale per proteggerlo.
La terza Conferenza dell’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) sugli Oceani, iniziata il 9 giugno, si è conclusa con un passo avanti verso una migliore protezione dell’Alto Mare, ma senza promesse di finanziamenti su larga scala.
“Chiudiamo questa settimana storica non solo con la speranza, ma con impegni concreti, una direzione chiara e uno slancio innegabile“, ha affermato Li Junhua, Sottosegretario generale delle Nazioni Unite per gli affari economici e sociali e Segretario generale della conferenza.
Ad accompagnare la bandiera che si abbassa sul tramonto della Costa Azzurra, segnando la fine del vertice, è l’appello congiunto a rafforzare la protezione degli oceani, contrastare l’inquinamento, regolamentare lo sfruttamento delle acque profonde e mobilitare finanziamenti per i paesi costieri e insulari.
Les pays participant à la #UNOC3 se sont engagés à prendre des mesures urgentes & fondées sur la science pour #SauverNosOcéans.
➡️Renforcer la protection des océans
➡️Lutter contre la pollution
➡️Mobiliser des financementsEt plus: https://t.co/roAR6IIZAk pic.twitter.com/jawqEuh0Ij
— Nations Unies (ONU) (@ONU_fr) June 13, 2025
Conferenza ONU sugli Oceani, focus sullo sfruttamento minerario dei fondali marini
Il summit di cinque giorni in Francia è stato caratterizzato da un inasprimento dei toni sullo sfruttamento minerario dei fondali marini. Un tema che uno degli stati membri dell’ONU – gli Stati Uniti – ha recentemente affrontato, ma con l’intento opposto. Donald Trump, infatti, a fine aprile ha firmato un provvedimento per aumentare l’estrazione mineraria in acque profonde, suscitando l’ira della Cina e degli ambientalisti.
Sin dall’apertura del summit, i leader hanno inasprito il tono nei confronti della decisione di Donald Trump di avviare unilateralmente lo sfruttamento dei “noduli” polimetallici nelle acque internazionali del Pacifico. “Gli abissi non sono in vendita”, ha affermato il presidente francese Macron, parlando di “follia” e “azione economica predatoria”, mentre il segretario generale dell’ONU, Antonio Guterres, ha messo in guardia contro un nuovo “Far West”.
Gli appelli, però, non sono bastati ad aumentare in modo significativo la coalizione a favore di una moratoria sullo sfruttamento minerario dei fondali marini, passata da 32 a soli 37 paesi sui 169 Stati membri dell’Autorità internazionale dei fondali marini (AIFM), incaricata di redigere un codice minerario.
Nonostante le speranze verso la protezione dei fondali, i passi indietro sulle energie fossili e le delusioni sulla protezione delle aree marine hanno comunque lasciato un senso di incompiuto agli ambientalisti e ai leader degli Stati insulari.
Conferenza ONU sugli Oceani, più vicini al Trattato sull’Alto Mare
Uno degli obiettivi principali del vertice – accelerare l’entrata in vigore del Trattato sull’Alto Mare (BBNJ) – sembra invece essere stato raggiunto, almeno parzialmente. Per l’entrata in vigore della Carta servono 60 ratifiche. Durante la settimana della Conferenza, 19 Paesi hanno ratificato il Trattato, portando il numero totale a 50. Tra le firme manca ancora quella dell’Italia.
Se entrasse in vigore, il Trattato sull’Alto Mare consentirebbe una migliore protezione delle acque internazionali (oltre 200 miglia marine dalla costa, ovvero 370 km).
Rebecca Hubbard, della High Seas Alliance, un raggruppamento di una cinquantina di Ong, ha parlato di un “progresso incredibile”. Ma “dobbiamo tenere il piede sull’acceleratore”, ha avvertito, dato che il trattato entrerà in vigore solo 120 giorni dopo il deposito della 60a ratifica.
As #UNOC3 closes in Nice, we’re celebrating a powerful surge in momentum for the #HighSeasTreaty.
We are just 10 ratifications away from 60 needed. Let’s keep the momentum going. Ratify now!
Read our full press release: https://t.co/g8PuhVz4za#RaceForRatification pic.twitter.com/pscp4rSeY2
— High Seas Alliance (@HighSeasAllianc) June 13, 2025
La Francia non è riuscita a raggiungere questo traguardo a Nizza, come auspicato dal presidente francese Emmanuel Macron. Ma “c’è stata una mobilitazione incredibile”, si rallegra Romain Troublé, direttore della Fondazione Tara Océan. “Una vera accelerazione”, concorda François Chartier, di Greenpeace. “A priori, il trattato sarà finalizzato entro la fine dell’anno e potremo lavorare sulle prime aree marine protette in alto mare”.
L’appello di Marevivo: “Ratificare subito il Trattato internazionale per la biodiversità dell’Alto Mare”
Marevivo, insieme con le organizzazioni internazionali che si battono per la tutela del mare, sostiene con decisione l’appello delle Nazioni Unite affinché i governi accelerino il processo di ratifica. Il Trattato BBNJ rappresenta, infatti, il primo strumento giuridico globale in grado di colmare un vuoto normativo che per troppo tempo ha permesso lo sfruttamento indiscriminato delle acque profonde e delle risorse marine.
Ma è sul fronte della conoscenza scientifica che Marevivo ha portato alla Conferenza una proposta concreta: la creazione di un Accordo Internazionale per la Catalogazione della Biodiversità Marina. Come ha dichiarato il Segretario Generale Raffaella Giugni: “non possiamo proteggere ciò che non conosciamo: investire nella ricerca significa investire nel futuro stesso del Pianeta”.
L’accordo proposto da Marevivo punta a creare un’iniziativa globale e permanente che, a partire dalle Aree Marine Protette, utilizzi tecnologie avanzate e strumenti tradizionali per catalogare e comprendere le forme di vita marine e il loro ruolo negli ecosistemi.
Summit ONU sugli Oceani, aumentano le aree marine protette (AMP)
Buone notizie sul fronte delle aree marine protette (AMP). Dalla Colombia alle Samoa, passando per il Portogallo, la Grecia o la Polinesia, Paesi di tutto il mondo hanno annunciato la creazione di aree marine protette o il rafforzamento di quelle esistenti, in particolare vietando la pesca a strascico. Il mondo potrebbe superare il 10% di AMP al termine della conferenza, contro l’8,34% precedente.


