Frane e alluvioni in Italia: Greenpeace Italia denuncia il divario tra danni e risorse per il risanamento nel nuovo report e lancia la mostra itinerante “GEA 2027 – Ricordi dal futuro”.
Le frane e le alluvioni che si sono verificate in Italia negli ultimi dieci anni hanno causato danni per più di 19 miliardi di euro. È la stima calcolata da Greenpeace Italia nel nuovo report “Quanto costa all’Italia la crisi climatica”, che traccia il quadro dell’impatto economico dei cambiamenti climatici tra il 2015 e il 2024 in tutta la penisola.
L’associazione ambientalista, elaborando i dati del Dipartimento della Protezione Civile, ha stilato una classifica delle Regioni maggiormente colpite dagli eventi metereologici e idrogeologici – con Emilia-Romagna, Sicilia, Lombardia, Piemonte e Veneto in testa – e una classifica di quelle che hanno registrato i maggiori danni in termini economici. A pagare il prezzo più alto sono Emilia-Romagna, Campania, veneto, Abruzzo e Sicilia.
Secondo il report, ai danni non corrispondono stanziamenti adeguati per i territori: i governi che si sono succeduti in Italia hanno trasferito alle regioni 3,1 miliardi di euro, coprendo appena il 17% dell’esigenza totale. Con i contributi del Fondo di Solidarietà Europeo le misure di compensazione arrivano ad appena 4 miliardi.
Secondo i calcoli di Greenpeace Italia basati sui dati ISPRA, inoltre, negli ultimi dieci anni i finanziamenti destinati alla prevenzione del dissesto idrogeologico ammontano a 10,5 miliardi di euro, con le somme più ingenti spese in Lombardia, Calabria, Veneto, Campania e Piemonte, mentre l’Emilia-Romagna è solo in decima posizione. Negli anni si è registrato un calo delle risorse previste per i progetti di prevenzione e uno stallo nei tempi di realizzazione degli interventi, che restano lunghi soprattutto nelle regioni del Sud Italia.
“Il divario tra danni e risorse per il risanamento, il calo dei fondi spesi per la prevenzione negli ultimi anni, il ritardo nell’applicazione del Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici (PNACC) e il definanziamento delle misure contro le alluvioni nel PNRR sono tutti gravi segnali che in Italia la crisi climatica non è presa sul serio”, commenta Federico Spadini di Greenpeace Italia.
L’associazione ambientalista, per sensibilizzare sull’intensificazione degli eventi estremi causati dalla crisi climatica e sottolineare l’importanza di avviare una transizione energetica verso le fonti rinnovabili, ha annunciato la mostra “GEA 2076 – Ricordi dal futuro”.
“In un Paese sempre più esposto agli eventi meteo estremi intensificati dalla crisi climatica, gli interventi per il ripristino dei territori devono essere potenziati per risparmiare risorse pubbliche e proteggere vite umane. Allo stesso tempo, è necessaria una decisa e urgente riduzione delle emissioni di gas serra, attraverso una transizione energetica verso le fonti rinnovabili. Per denunciare tutto questo e sensibilizzare sull’importanza di un futuro libero dai combustibili fossili, porteremo nelle piazze italiane “GEA 2076 – Ricordi dal futuro”, una esposizione museale realizzata da Alessandro Calizza per Greenpeace che mette in mostra i rischi presenti e futuri della crisi climatica e ci interroga sul tipo di società che vogliamo costruire”, ha aggiunto Spadini.
La nuova opera firmata dall’artista Alessandro Calizza per Greenpeace Italia è una macchina del tempo che catapulta i visitatori in avanti di mezzo secolo per mostrare loro – attraverso l’espediente dell’iperbole – come in appena cinquant’anni gli impatti del cambiamento climatico, l’inerzia politica dei governi e la sete di profitto delle aziende inquinanti rischiano di condurci verso una realtà distopica.
La mostra verrà inaugurata a Roma venerdì 10 aprile e sarà visitabile fino a domenica 12, con in programma un calendario di eventi in collaborazione con la redazione di Scomodo.
L’esposizione artistica proseguirà il suo itinerario a Padova, da venerdì 17 a domenica 19 aprile e poi a Bari, ultima tappa dell’installazione-museo, dove sarà visitabile da venerdì 22 maggio a domenica 24 maggio.


