L'abbigliamento online stacca tutti gli altri comparti quando si parla di resi. E sono i vestiti, soprattutto da donna, quelli che tornano più indietro. I dati del progetto di ricerca “Returns@Yocabe” .

Resi online, l’abbigliamento donna batte ogni record

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L’abbigliamento online stacca tutti gli altri comparti quando si parla di resi. E sono i vestiti, soprattutto da donna, quelli che tornano più indietro. I dati del progetto di ricerca “Returns@Yocabe” .

Il reso resta una delle principali criticità dell’e-commerce, specie nel settore moda. Con picchi in Europa anche del 50%, l’abbigliamento online stacca tutti gli altri comparti quando si parla di “return“. E sono i vestiti, soprattutto da donna, quelli che tornano più indietro. A confermarlo è il nuovo report di Yocabe, tech company specializzata nel supporto ai brand per la vendita online, che fotografa il fenomeno dei resi in Europa e avvia il progetto di ricerca “Returns@Yocabe” in collaborazione con l’Università degli Studi di Roma UnitelmaSapienza.

Secondo le stime di settore, il tasso medio di reso europeo per l’abbigliamento online si aggira tra il 25% e il 40%, con picchi superiori al 50% nei mercati nordici e DACH (Germania, Austria e Svizzera), mentre l’elettronica si attesta intorno al 12–15% e i prodotti per la casa sotto il 10%, come anche il beauty.

A incidere sul tasso di reso, la variabile del costo: più sono prodotti di lusso, più spesso vengono rispediti al mittente. Sopra la soglia dei 100 euro, ogni aumento di prezzo tende infatti a far salire anche il rischio di restituzione.

Quali sono i prodotti più restituiti nella categoria del fashion?

Le categorie più restituite sono quelle legate all’abbigliamento femminile. Al primo posto ci sono i vestiti, seguiti da gonne e costumi. Il motivo principale è la vestibilità, spesso difficile da valutare online e molto variabile tra brand, taglie e Paese di origine.

1 ordine su 3, nel fashion, quindi, genera reso. L’analisi rivela inoltre una correlazione tra prezzo retail e tasso di reso: al crescere del prezzo, il tasso di reso aumenta in modo quasi lineare perché spesso il prodotto non risponde alle aspettative di chi lo compra. I dati indicano la soglia dei 100 euro come punto di discontinuità: “Al di sopra, ogni 20 euro di prezzo in più aggiunge circa 3-4 punti percentuali di tasso di reso”.

“Nel fashion online – spiega Vito Perrone, fondatore e Ceo di Yocabe i resi sono parte strutturale del modello di business. L’obiettivo non è portarli a zero ma portare ogni mercato e ogni categoria verso il proprio benchmark di eccellenza, misurare continuamente, e trasformare ogni reso in un’opportunità di apprendimento”.

Il costo del fenomeno è rilevante. Gestire un reso nel fashion può costare in media tra i 4 e i 20 euro per articolo, includendo spedizione, controllo qualità, processing e ricondizionamento. Per i prodotti premium o le spedizioni internazionali, il costo può superare i 20 euro. Un peso che può arrivare a erodere il 20-30% del margine operativo di un’azienda.

La geografia dei resi: l’Italia è il mercato più sostenibile

La Germania è il mercato con il tasso più alto, pari al 59%. L’Italia, invece, è il mercato più “sostenibile”, con una percentuale di reso sotto al 15%, meno della metà della media europea.

Tra le motivazioni dichiarate, pesa ancora molto il fattore soggettivo. Inoltre, le donne fanno più resi rispetto agli uomini, con un differenziale medio di 5-10 punti percentuali.

Oltre la metà dei resi analizzati non riporta una motivazione precisa, mentre tra quelli motivati il 27,1% rientra nella categoria “don’t like”. Seguono i problemi legati alla taglia, tra prodotti troppo piccoli o troppo grandi. Il 50% dei resi avviene entro sette giorni dalla consegna e il 70% entro quindici giorni dall’ordine.

A pesare non è tanto la qualità del prodotto, quanto la cultura d’acquisto: nei Paesi DACH è più radicata l’abitudine al bracketing, ovvero l’acquisto di più varianti dello stesso prodotto con l’intenzione di tenerne solo una.

Anche se per il consumatore il costo del reso è spesso invisibile, lo è invece per chi vende, per chi compra e per l’ambiente. Ad esempio, i resi degli acquisti online dei capi di fast fashion generano emissioni sono pari a quelle di 3 milioni automobili statunitensi ogni anno, come afferma un rapporto di CleanHub.

Returns@Yocabe è progetto sviluppato dal team Data Science di Yocabe insieme al gruppo di ricerca Intelligent Information Mining coordinato dai professori Damiano Distante e Stefano Faralli che ha l’obiettivo di analizzare, modellare e prevedere il tasso di reso in base alle caratteristiche dei prodotti, dei canali e dei Paesi di vendita. In questo modo si punta a stimare a priori il rischio di reso, aiutando brand e marketplace a decidere dove, come e se vendere un prodotto prima che il problema si manifesti.

Nel frattempo è entrata in vigore dal primo luglio la tassa da 3 euro sui pacchi del valore inferiore a 150 euro che provengono da paesi extra Ue, una misura con la quale l’Europa punta a tenere sotto controllo l’e-commerce di grandi piattaforme come Temu, Shein e AliExpress da cui provengono la maggior parte delle spedizioni di questo tipo.

Dopo anni di shopping online caratterizzato da spedizioni quasi sempre gratuite e prezzi davvero bassi, il nuovo sistema segnerà un cambio di paradigma, anche per i consumatori, per garantire loro  una maggiore tutela, sicurezza dei prodotti e rispetto per l’ambiente. Una misura che forse riuscirà anche a frenare il numero di acquisti e, di conseguenza, il numero dei resi rendendo il consumatore più consapevole e attento nelle sue scelte.

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