Sempre più gli animali detenuti negli allevamenti intensivi tra maltrattamenti, umiliazioni e violenze. Sommi: “Restituire dignità a conigli, maiali e polli”.
Conigli imprigionati in gabbie anguste, maiali picchiati con bastoni e polli schiacciati dai trattori. Ogni giorno gli animali rinchiusi negli allevamenti intensivi subiscono maltrattamenti, umiliazioni e violenze. Orrori che, nonostante le denunce degli attivisti per i diritti del bestiame destinato alle aziende alimentari, sembrano non avere fine. Ad aggravare la situazione sono le emissioni climalteranti prodotte dalle stesse industrie zootecniche con conseguenze catastrofiche per la salute dell’essere umano. Non a caso, secondo una sentenza storica del Tribunal Superior de Xustiza de Galicia, in Spagna, gli allevamenti intensivi violano il diritto alla salute. Ma perché allora sembra essere impossibile chiuderli?
“Nel 1800, durante la Seconda Rivoluzione Industriale, gli abitanti del pianeta Terra erano un miliardo. Successivamente, pur di garantire la proteina animale a oltre otto miliardi di persone, gli allevamenti intensivi sono diventati una necessità. Tutto ciò, però, ha portato a carne non buona a causa di conigli, maiali e polli dopati, imbottiti di antibiotici e soliti fare una non-vita. Giusto, a questo proposito, rivedere la dignità data agli animali considerati oggetti, anziché soggetti capaci di provare gioia e dolore, amore e sofferenza, empatia e tristezza. La società nata dalla Seconda Rivoluzione Industriale è diventata insostenibile con 16 uomini possedenti il patrimonio di quattro miliardi di persone. Fondamentale, oggi più che mai, una convivenza pacifica tra animali ed esseri umani. Ciò rappresenterebbe il vero progresso“, dichiara a Teleambiente il giornalista, critico e autore del libro “Solo amore. Appunti per un manifesto in difesa degli animali”, Luca Sommi.
Allevamenti intensivi, ecco il documentario “Food for Profit” di Giulia Innocenzi
Si intitola “Food for Profit” il docufilm della giornalista Giulia Innocenzi su contraddizioni e orrori degli allevamenti intensivi in Europa. L’inchiesta realizzata in collaborazione con il regista Pablo D’Ambrosi e con la Lega Antivivisezione (LAV) è stata presentata in anteprima internazionale al Parlamento Europeo nel 2024. Un lavoro durato ben cinque anni tra immagini choccanti e testimonianze sottocopertura per svelare il vero volto dell’industria della carne nel Vecchio Continente. Già, perché l’Unione Europea prima promuove il Green Deal, cioè la transizione ecologica verso un pianeta Terra più sostenibile, e poi finanzia gli allevamenti intensivi con quasi il 20% del suo budget.
Un intreccio tra lobby zootecniche e politica, dunque, ma anche una vera e propria incoerenza soprattutto perché le strutture solite detenere maiali, mucche e polli inquinano, e non poco. Eppure, secondo “Food for Profit”, gli affari, cioè i soldi, sono più importanti del benessere degli animali, della salute umana, della salvezza del Globo. “Tra gli altri Paesi pronti a mostrare l’inchiesta, Australia, Belgio, Lussemburgo, Olanda e Taiwan“, aveva dichiarato a Teleambiente Giulia Innocenzi.


