Allevamenti intensivi, nuovo report sul benessere dei polli in Europa Italia fanalino di coda

Allevamenti intensivi, nuovo report sul benessere dei polli in Europa: Italia fanalino di coda

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In Europa c’è maggior attenzione al benessere dei polli destinati alla produzione di carne. Essere Animali ha diffuso i nuovi dati di Open Wing Alliance che mostrano i progressi nel settore avicolo, ma l’Italia rimane fanalino di coda.

Cresce l’attenzione sul benessere dei polli allevati per la carne in Europa. Ad adottare standard migliori sia per gli animali che per i consumatori sono quasi 400 aziende e supermercati. A dirlo è il nuovo report pubblicato da Essere Animali “European Chicken Commitment Progress” e redatto dalla Open Wing Alliance (OWA). L’Italia, però, rimane fanalino di coda, registrando il minor numero di progressi.

L’analisi presenta un’ampia panoramica dei progressi compiuti dall’industria alimentare europea per eliminare le maggiori cause di sofferenza per i polli allevati per produrre carne, attraverso l’applicazione dello European Chicken Commitment (ECC).

Secondo il report, hanno aderito all’impegno 394 aziende, con un impatto positivo sulle condizioni di vita di oltre 260 milioni di polli. Inoltre, 12 delle principali aziende aderenti, tra cui ALDI, Lidl, Carrefour, Waitrose e Marks&Spencer stranno rendendo pubblici i loro progressi. Tre dei maggiori produttori di pollo in Europa stanno fornendo carne di pollo conforme ai criteri ECC su larga scala, mentre la norvegese Norsk Kylling produce 100% carne di pollo in linea con i criteri dell’accordo e ha riscontrato una riduzione della mortalità del 79%.

In Italia, solo Carrefour, Cortilia, Eataly e il produttore Fileni hanno aderito allo standard minimo dell’ECC, che mira a ridurre le sofferenze più gravi causate dall’allevamento intensivo, tra cui l’elevata densità e l’utilizzo di razze a rapido accrescimento. Tra gli assenti ci sono insegne come Coop, Conad e Esselunga, protagoniste dell’ultima analisi di Essere Animali sul white striping, la malattia che evidenzia le condizioni di allevamento inadeguate e la sofferenza dell’animale, oltre che una minore qualità delle carni.

Secondo i dati raccolti dall’associazione animalista, la malattia è visibile su oltre il 90% dei prodotti venduti dai tre supermercati.

“Dal Regno Unito alla Francia, passando per Norvegia, Germania e Spagna, i maggiori produttori europei stanno facendo importanti passi avanti per mettere al centro delle politiche aziendali il benessere animale. L’Italia resta fanalino di coda e aziende come Coop, pur dichiarandosi attente alle condizioni di allevamento nelle proprie filiere a marchio, non hanno fatto passi significativi per allinearsi ai competitor europei. Se Coop vuole essere realmente all’avanguardia l’unica via è aderire allo European Chicken Commitment, dimostrando così ai propri clienti di avere a cuore il benessere degli animali e la qualità dei prodotti venduti a scaffale”, ha dichiarato Simone Montuschi, presidente di Essere Animali.

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