Caldo, città italiane sempre più bollenti il bilancio di Legambiente

Caldo, città italiane sempre più bollenti: il bilancio di Legambiente

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Caldo in città, Legambiente: “Urgente ripensare le città a partire dalle periferie e dalle aree dove vivono le persone più vulnerabili dal punto di vista sociale ed economico. Al Governo chiediamo subito di stanziare le risorse economiche per attuare il PNACC. In città servono più spazi verdi e alberature, meno asfalto e più rifugi climatici”.

In estate le città sono sempre più bollenti e negli ultimi 11 anni, dal 2015 al 2025, l’effetto “caldo torrido” si è anticipato a giugno con un aumento dei quartieri che registrano una temperatura media mensile diurna della superficie tra 41°C e 45°C. A Napoli, Milano, Roma, Torino, Terni e Bari il 64,4% delle infrastrutture e servizi mappati in 6 quartieri periferici sono esposti direttamente al sole. Tra le superfici più critiche esposte al sole c’è l’asfalto, che raggiunge una media di 52°C con temperatura di picco di 62,7°, e la pavimentazione gommata che arriva a 66°C di media con un picco di 75,6°C.

A restituire il quadro della situazione è il bilancio della campagna 2026 “Che caldo che fa! Contro la cooling poverty: città + fresche, città + giuste” di Legambiente che sottolinea l’urgenza di ripensare le città a partire dalle periferie e dalle aree dove vivono le persone più vulnerabili.

Di fronte a questa fotografia, Legambiente indirizza oggi al Governo sette proposte ricordando l’urgenza di un cambio di approccio per rigenerare strade, edifici e spazi pubblici delle città in chiave di adattamento climatico, e per permettere alle aree urbanizzate, e alle persone, di fronteggiare meglio anche il fenomeno delle isole di calore.

Urgente, in primis, che il Governo Meloni stanzi le risorse economiche per attuare il Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici (PNACC), il grande dimenticato dalla politica, insieme alla definizione di un Piano specifico per l’adattamento delle aree urbane e delle coste e all’approvazione di un piano nazionale, con relativa mappatura, dei rifugi climatici nelle aree urbane ma anche nei grandi eventi estivi come già fatto a Festambiente, il primo Festival in Italia ad averli realizzati a Rispescia.

È inoltre fondamentale prevedere campagne di informazione e sensibilizzazione, più infrastrutture verdi e blu, dare gambe al Piano sociale per il Clima, e avviare un piano di riqualificazione energetica degli edifici

“Il caldo torrido e le ondate di calore – ha dichiarato Mariateresa Imparato, responsabile giustizia climatica di Legambiente – non colpiscono in modo uniforme la popolazione. Esistono forti diseguaglianze termiche tra quartieri con diverse caratteristiche economiche e infrastrutturali. In quelli a basso reddito, la mancanza di spazi verdi e di soluzioni di raffrescamento aumenta l’esposizione al caldo e il rischio di malori.

“È indispensabile ripensare le nostre città a partire dalle periferie e dalle aree dove vivono le persone più vulnerabili dal punto di vista sociale ed economico, così come è urgente che il Governo stanzi immediatamente le risorse economiche necessarie per attuare il Piano di adattamento ai cambiamenti climatici”, ha continuato Imparato.

“Il grido di allarme – ha concluso – che arriva dalle città ma anche dal mare, dai laghi e dai ghiacciai, che stiamo raccontando anche con le altre nostre campagne nazionali itineranti, non resti inascoltato. In particolare, nelle aree urbane servono più spazi verdi e alberature, meno asfalto e più rifugi climatici per città più fresche e più giuste”.

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