Case green, una direttiva pensata forse senza tener conto della realtà del patrimonio immobiliare europeo? La risposta di Confedilizia Roma. Intervista all’avv. Claudia Barina.
La Commissione Europea ha aperto una procedura di infrazione contro tutti e 27 gli Stati membri per il mancato recepimento della direttiva europea Case Green. Si tratta di un caso più unico che raro, visto che non un solo paese ha rispettato la scadenza prevista per il 29 maggio 2026.
Una direttiva pensata forse senza tener conto della realtà del patrimonio immobiliare europeo?
“La posizione di Confedilizia non è quella di negare il problema dell’efficienza energetica, anzi. L’efficientamento può produrre benefici importanti, come la riduzione di consumi, delle bollette e il miglioramento della qualità degli edifici. – spiega a TeleAmbiente l’avv. Claudia Barina, presidente Confedilizia Roma – Quello che critichiamo è il metodo. È necessario distribuire gli interventi nel tempo e prevedere adeguate misure economiche e fiscali di sostegno. Prima bisogna verificare le condizioni reali del patrimonio edilizio, poi individuare gli interventi necessari per le diverse tipologie di edifici e solo successivamente costruire le misure normative finanziarie“.
E aggiunge: “Il fatto che tutti gli Stati siano stati sanzionati e che ci sia un mancato recepimento della direttiva, può essere letto come un segnale molto importante. Non significa necessariamente che ogni obiettivo della direttiva sia sbagliato, significa però che una politica europea deve confrontarsi con la realtà. Non si può applicare lo stesso schema a un edificio storico in un centro urbano, a un condominio magari degli anni ’70, o una casa isolata di recente costruzione, o un immobile sottoposto a vincoli”.
“Soprattutto non si può dimenticare chi deve sostenere il costo degli interventi. Se l’obiettivo è migliorare il patrimonio edilizio, allora la domanda deve essere: come rendiamo concretamente possibile questa riqualificazione? Attraverso gradualità, incentivi, sostegni economici, stabilità normativa e una conoscenza reale del patrimonio immobiliare, non attraverso degli obblighi astratti e scadenze che rischiano di essere assolutamente irrealistiche”, conclude l’avv. Barina.
Rapporto Confediliza “Roma riparte dalla proprietà immobiliare”
Nell’ultimo Rapporto di Confedilizia “Roma riparte dalla proprietà immobiliare”, emerge un quadro molto chiaro: oltre il 50% dei contratti registrati l’anno scorso rientra, infatti, nelle formule a canone concordato, mentre il tradizionale contratto ordinario di lungo periodo continua a ridurre il proprio peso sul mercato.
Le locazioni a canone concordato diventano la forma contrattuale più usata, aumentano i contratti transitori, si affermano nuove esigenze legate alla mobilità lavorativa, agli studenti fuori sede e ai nuovi
modelli familiari.
“La domanda non è più solo quella della famiglia che cerca una casa per molti anni, è molto più articolata e, di conseguenza, anche il mercato delle locazioni si sta diversificando. – spiega TeleAmbiente l’avv. Claudia Barina, presidente di Confedilizia Roma – Il rapporto che abbiamo presentato come Confedilizia Roma fotografa questa trasformazione. Il contratto concordato continua a svolgere un ruolo centrale, ma crescono anche le formule transitorie che rispondono ad una società più mobile, esigenze abitative più flessibili, mentre si ridimensiona il contratto libero”.


