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Delusione COP30, Costa: “Ue mancata, Italia ha remato contro”

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Il commento del vicepresidente della Camera dei deputati, che da ministro dell’Ambiente ha partecipato a tre diverse Conferenze Onu delle Parti sul clima.

Un accordo deludente e decisamente al ribasso, quello raggiunto dalle delegazioni dei vari Paesi che hanno partecipato alla COP30 in Brasile. Ci si attendeva molto di più dai vari negoziati su come affrontare la crisi climatica, ed è soprattutto dal punto di vista della mitigazione che sono arrivate le maggiori delusioni, a cominciare dalle mancate misure per ridurre la dipendenza dai combustibili fossili. Il risultato, alla fine, è che il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, si è scusato per gli scarsi risultati raggiunti, mentre la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, sconfessando totalmente il Green Deal europeo adottato nel suo precedente mandato, ha addirittura dichiarato di essere contro le emissioni di sostanze climalteranti ma non contro le fonti fossili.

L’amarezza di chi è rimasto deluso è espressa molto bene dall’onorevole Sergio Costa, attuale vicepresidente della Camera dei deputati e già ministro dell’Ambiente, che nel suo precedente incarico ha partecipato a tre diverse COP, e che analizza così quanto accaduto a Belém.

La COP30 è stata una delusione perché il dato ci dice che, sulla carta, le nazioni hanno pensato alla transizione e all’uscita dal fossile, ma solo come ipotesi fantasmagorica, non concreta. Mi spiego meglio: qual è l’impegno per uscire dal fossile? Qual è l’impegno concreto per aiutare i Paesi poveri o in via di sviluppo per riuscire a fare il loro percorso? Qual è l’impegno concreto per poter aiutare la transizione ecologica delle imprese e delle aziende europee? Nulla, se non un fatto importante, in cui l’Italia è mancata: 82 Paesi a livello mondiale, tra cui Francia e Germania, quindi potenze del G8 e del G20, hanno firmato almeno l’idea di affrontare il tema della transizione dal fossile, l’Italia ha deciso di non farlo” – ha spiegato Sergio Costa – “Avrebbe potuto farlo, perché se ti unisci a Francia e Germania a livello europeo e ti ‘agganci’ ad altre nazioni, puoi aiutare la transizione dell’Unione europea. Non dimentichiamo che l’Ue pesa, in termini economici, per una buona transizione, e potrebbe dare un segnale forte. L’Italia però non ha voluto farlo“.

C’è un tema di fallimento della COP, c’è un tema in cui il Brasile secondo me non l’ha saputa gestire, è mancata una leadership mondiale (gli Stati Uniti non erano presenti ma mi sarei aspettato di più dalla Cina), ma dall’altra parte è mancata l’Unione europea. L’Ue non ha chiuso un accordo prima di arrivare alla COP, il grande tema è perché l’Unione europea non è arrivata alla COP coesa. Abbiamo perso un’altra occasione, quella di affrontare i grandi temi e trovare un equilibrio. Questo è quello che è mancato” – ha aggiunto il vicepresidente della Camera dei deputati – “L’Italia in questa vicenda ha remato contro, dimostrando di non essere interessata all’uscita dal fossile e di non voler affrontare il tema. È chiaro che il risultato sia deludente, perché intanto gli Accordi di Parigi sui +1,5°C sono distanti: la temperatura media del Pianeta sta salendo, il Mediterraneo che è un mare chiuso continua a surriscaldarsi, e gli accordi per uscire dal fossile o per affrontare il tema del climate change sono distanti. Questo è il grande fallimento“.

Non è solo un anno perso, è un periodo perso, perché se quest’anno noi non abbiamo ottenuto nulla come comunità mondiale e come Unione europea, vuol dire anche che non verranno spese risorse per poter affrontare questo grande tema. E non affrontarlo, vuol dire anche una mancata pianificazione dei prossimi anni. La leggo anche in termini di business planning per tutto il mondo che vuole cambiare: perché una grande azienda dovrebbe credere nella transizione ecologica se i primi a non crederci sono i politici a livello europeo? Questo per me è il grande fallimento” – ha concluso l’onorevole Sergio Costa – “L’Italia, proprio perché mancavano gli Stati Uniti, poteva essere un Paese leader, perché prima ci credeva. Nei governi Conte I e Conte II la rappresentavo io a livello ambientale, noi ci credevamo ed eravamo sempre tra i primi Paesi d’Europa insieme a Francia, Spagna e Germania, e andavamo avanti. Adesso ci siamo sfilati, è un brutto segnale“.

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