Dazi Usa, pasta, PAC, carne suina, vini dealcolati – Agrifood Magazine

Tabella dei Contenuti

In questo numero di Agrifood Magazine, realizzato in collaborazione con Italpress: 1) Ridotti i dazi Usa sulla pasta italiana; 2) Più risorse per gli agricoltori, la Commissione UE rafforza la PAC; 3) Riparte l’esportazione di carne suina italiana in Serbia; 4) Vini dealcolati, via libera alla produzione in Italia

 

In questo numero di Agrifood Magazine, realizzato in collaborazione con Italpress:

1) Ridotti i dazi Usa sulla pasta italiana: Il dipartimento del Commercio statunitense ha deciso di ridurre i superdazi sulla pasta italiana. È quanto riferito dalla Farnesina in una nota in cui spiega che l’analisi post – preliminare ridetermina in misura significativamente più bassa le aliquote fissate in via provvisoria lo scorso 4 settembre: dal 91,74%, i dazi passano al 2,26% per La Molisana, al 13,98% per Garofalo e al 9,09% per gli altri 11 produttori non campionati. Nei mesi scorsi il Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti aveva pubblicato i risultati preliminari sui dazi da applicare ai prodotti stranieri. Tra questi prodotti risultavano 13 marchi di pasta italiana accusati di presunte pratiche commerciali di esportazione verso gli Stati Uniti a costi inferiori rispetto a quelli di mercato. Le nuove aliquote sono state comunicate prima della chiusura formale dell’indagine, prevista per l’11 marzo. Soddisfazione è stata espressa dal ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, secondo cui “la buona notizia che arriva dagli Stati Uniti dimostra come il lavoro serio e di squadra, senza inutili allarmismi, porti i suoi frutti”.

2) Più risorse per gli agricoltori, la Commissione UE rafforza la PAC: Arrivano da Bruxelles segnali importanti per il futuro dell’agricoltura europea e italiana. La presidente della Commissione Ue, ha scritto ai vertici delle istituzioni europee per ribadire che la Politica agricola comune resterà il pilastro centrale delle politiche dell’Unione, con l’obiettivo di garantire un reddito equo agli agricoltori, la sicurezza alimentare a lungo termine e condizioni di vita migliori nelle aree rurali. Nel prossimo bilancio pluriennale europeo, la Commissione propone un rafforzamento del sostegno al settore agricolo, con una dotazione vincolata di quasi 294 miliardi di euro. Una cifra che conferma il ruolo strategico dell’agricoltura nella tenuta economica, sociale e ambientale dell’Unione. Tra le misure annunciate anche l’accesso anticipato a circa 45 miliardi di euro, risorse che gli Stati membri potranno mobilitare immediatamente per sostenere gli agricoltori, e il rafforzamento degli strumenti anticrisi: la riserva di sicurezza per stabilizzare i mercati agricoli viene infatti raddoppiata, arrivando a oltre 6 miliardi di euro. Fondi che potranno essere utilizzati in caso di calamità naturali, eventi climatici estremi o malattie animali. Von der Leyen sottolinea inoltre che almeno il 10 per cento delle risorse di ciascun piano nazionale e regionale dovrà essere destinato alle aree rurali, per affrontarne in modo strutturale le difficoltà e sostenere lo sviluppo dei territori. Una svolta accolta positivamente dal governo italiano. Il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida parla di “buone notizie” e rivendica il ruolo dell’Italia, che aveva guidato il fronte del no contro la proposta iniziale di Bruxelles, che prevedeva un taglio del 22 per cento delle risorse agricole e una dotazione ridotta per il nostro Paese. Secondo il ministro, la Commissione ha ora scongiurato il rischio di rinazionalizzazione della Pac e ha aumentato le risorse destinate all’agricoltura italiana: quasi 41 miliardi di euro nel periodo 2028-2034, circa dieci miliardi in più rispetto alla proposta originaria. Risorse che, sottolinea Lollobrigida, permetteranno agli agricoltori di continuare a svolgere il loro ruolo di garanti della sovranità alimentare e di custodi del territorio, con un riconoscimento più equo del reddito e della centralità del settore primario nel progetto europeo.

3) Riparte l’esportazione di carne suina italiana in Serbia: Raggiunto l’accordo tra Italia e Serbia per la ripresa delle esportazioni di carne suina e prodotti derivati. L’intesa, formalizzata attraverso lo scambio di nuovi modelli di certificati sanitari tra l’Ambasciata d’Italia a Belgrado e il Ministero dell’Agricoltura serbo, pone fine al blocco totale delle importazioni imposto nel 2022 a seguito dei focolai di peste suina africana in Italia. Il risultato è frutto di una lunga negoziazione che ha visto il coinvolgimento della Presidenza del Consiglio, dei Ministeri degli Esteri e dell’Agricoltura, con il supporto tecnico del Ministero della Salute e dell’Ambasciata d’Italia a Belgrado. La riapertura del mercato serbo rappresenta un segnale importante per le aziende del settore suinicolo italiano. L’accordo introduce il principio della “regionalizzazione“: sarà possibile esportare liberamente ogni tipologia di prodotto proveniente dalle zone indenni. Per quanto riguarda le aree interessate dai focolai, la Serbia ha accettato il principio di efficacia dei trattamenti di inattivazione del virus, consentendo l’export dei prodotti sottoposti a cottura o a stagionatura superiore ai sei mesi. Per il Ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida “si tratta di una buona notizia per le nostre aziende e per il comparto suinicolo nazionale”

4) Vini dealcolati, via libera alla produzione in Italia: Si apre ufficialmente anche in Italia la strada alla produzione dei vini dealcolati. Con la firma del decreto interministeriale tra Ministero dell’Economia e Ministero dell’Agricoltura, arriva finalmente un quadro normativo chiaro che disciplina fiscalità, accise e modalità produttive di un settore in forte espansione. Il provvedimento consente alle aziende titolari di depositi fiscali di vino e prodotti alcolici intermedi di effettuare i processi di dealcolazione, entro limiti quantitativi ben definiti. Il decreto introduce una distinzione tra produttori sopra e sotto i mille ettolitri annui e stabilisce regole precise per le autorizzazioni, la conservazione e la circolazione dei prodotti, limitando le attività accessorie alla sola produzione del vino dealcolato. Secondo il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, si tratta di un passaggio decisivo per offrire alle imprese un contesto stabile e competitivo. La definizione del regime fiscale sulle accise, sottolinea il ministro, permetterà ai produttori italiani di puntare all’eccellenza anche in questo nuovo segmento di mercato. Una misura attesa da tempo dal comparto vitivinicolo, che finora era spesso costretto a trasferire all’estero le fasi di dealcolazione, soprattutto in Germania e Spagna, a causa dell’assenza di regole certe in Italia. Ora il processo potrà avvenire interamente nel nostro Paese. Il mercato dei vini no e low alcohol, il cosiddetto segmento Nolo, è tra i pochi a crescere nonostante la crisi globale del vino. Vale oggi 2,4 miliardi di dollari e potrebbe raggiungere i 3,3 miliardi entro il 2028. E i vini dealcolati italiani, già molto apprezzati all’estero, registrano forti crescite in mercati chiave come Germania, Regno Unito e Stati Uniti. Un segnale chiaro: anche il vino italiano, senza alcol, guarda al futuro.

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