Il 2025 è stato l’anno della retromarcia dell’Unione europea sui temi ambientali e climatici. Queste le parole del WWF Italia che nel suo bilancio ha tirato le somme dell’operato delle istituzioni europee nella tutela ambientale.
Passi indietro – ha spiegato l’associazione ambientalista – compiuti in nome di una “semplificazione” che in realtà nasconde una sistematica distruzione delle azioni in favore della protezione dell’ambiente, della salute dei cittadini e dell’economia conquistate negli ultimi decenni.
Dagli animali alle foreste, passando per gli obiettivi climatici e l’agricoltura, il WWF Italia ha denunciato le otto mosse con cui l’Europa rischia di vanificare quanto raggiunto finora.
A cominciare dal rinvio a dicembre 2026 del regolamento per fermare la deforestazione (EUDR), nato per garantire trasparenza, tracciabilità e responsabilità per le imprese al fine di impedire che prodotti legati alla distruzione delle foreste entrino nel mercato europeo. Ogni anno di slittamento, secondo l’associazione ambientalista, comporta una perdita di circa 50 milioni di alberi e l’emissione di 16,8 milioni di tonnellate di gas serra.
Con l’Ominibus Ambiente e la revisione al ribasso della Direttiva Quadro sulle Acque, la Commissione europea metterebbe in discussione i pilastri fondamentali della protezione ambientale, rischiando di compromettere norme che tutelano ecosistemi, specie e aree naturali da cui dipendono servizi essenziali come qualità dell’aria, dell’acqua, regolazione del clima e prevenzione del dissesto idrogeologico.
Per quanto riguarda la fauna, il WWF denuncia il rischio di declassamento nella protezione del lupo, in controtendenza con gli studi scientifici più recenti, che dimostrano come l’impatto dell’animale sul settore zootecnico sia trascurabile e che gli abbattimenti non siano efficaci quanto le strategie di prevenzione. Un altro punto emerso dall’analisi dell’associazione ambientalista riguarda la proposta della Commissione di una Politica Agricola Comune 2028-2034 con la previsione di un taglio del 23% delle risorse e la creazione di un “fondo unico” che metterà in competizione l’agricoltura con altri settori come l’industria e il commercio, scatenando nuove proteste degli agricoltori a Bruxelles.
A suscitare preoccupazione c’è anche la sostanziale liberalizzazione dell’uso dei pesticidi, proposta dopo il ritiro del Regolamento SUR nel 2024 per la riduzione del 50% dei pesticidi entro il 2030, nonostante due sentenze della Corte di Giustizia europea abbiano condannato le proroghe sul glifosato e la rivista Regulatory Toxicology and Pharmacology abbia ritirato lo studio determinante per il suo rinnovo.
La cancellazione del programma LIFE, unico strumento europeo dedicato esclusivamente all’ambiente e all’azione climatica, è un altro fattore di preoccupazione evidenziato dal WWF, secondo cui senza un programma LIFE autonomo, progetti per la natura e la biodiversità rischiano di perdere sostegno stabile e mirato. L’indebolimento delle regole per rendere le imprese più trasparenti e responsabili, inoltre, riducono gli obblighi di prevenire e correggere danni ambientali e violazione dei diritti umani.
La società civile, però, non è rimasta immobile e lo scorso settembre ha chiesto alla Commissione europea di non indebolire le leggi che proteggono la natura, l’acqua e la salute delle persone attraverso la campagna #HandsOffNature. Un segnale chiaro rivolto all’Unione europea alla quale si chiede di tornare a difendere i beni comuni e di tutelare l’ambiente applicando e rafforzando le leggi.


