Inquinamento PFAS, al via la collaborazione tra ENEA e Acque del Chiampo

Inquinamento PFAS, al via la collaborazione tra ENEA e Acque del Chiampo

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L’accordo di ricerca, in vigore fino al 31 dicembre 2027, prevede una stretta collaborazione tra i laboratori di Acque del Chiampo e quelli del Centro Ricerche ENEA Casaccia di Roma per sperimentare nuove soluzioni contro l’inquinamento da PFAS nelle acque.

Dalla collaborazione tra ENEA e Acque del Chiampo è nato un progetto per sviluppare e sperimentare nuove soluzioni biologiche e biotecnologiche per il trattamento dei PFAS – i cosiddetti inquinanti eterni – presenti nelle acque reflue e negli impianti di depurazione.

Andrea Chiorboli, direttore Generale di Acque del Chiampo, ha raccontato a TeleAmbiente il ruolo dell’azienda e le attività del progetto, volto a definire processi innovativi per ridurre l’inquinamento da PFAS.

“L’attività di ricerca con Enea nasce qualche mese fa da un interessamento da parte degli organi di controllo che appunto segnalavano all’ente nazionale che ha un progetto finanziato di ricerca e sperimentazione su sistemi di degradazione dei PFAS attraverso dei ceppi microbiologici”.

“I nostri esperti – ha continuato Chiorboli – e i nostri tecnici di laboratorio metteranno a disposizione non solo campioni d’acqua contaminata, ma anche ci sarà modo di confrontarsi sulle tecniche analitiche. I campioni d’acqua che noi forniremo per le sperimentazioni da parte di Enea sono campioni d’acqua provenienti da varie fonti di approvvigionamento idropotabile dei nostri acquedotti. Quindi è un’attività di ricerca direi dal punto di vista dei PFAS proprio per andare a determinare, a sondare, a sperimentare tecniche innovative per la degradazione”.

“Noi oggi conteniamo la diffusione della contaminazione attraverso sistemi di filtrazione a carbone attivo. L’efficacia del carbone attivo ormai a distanza di più di 13 anni dal primo rilievo di contaminazione, l’efficienza è nota ma mette in luce anche diversi limiti del carbone attivo. Quando parliamo di PFAS parliamo di un’enorme famiglia di composti perfluoroalchilici, centinaia e centinaia di composti”, ha aggiunto il direttore dell’azienda del vicentino.

“Noi conosciamo sostanzialmente e analizziamo quelli previsti dalla normativa che recentemente a livello nazionale è stata aggiornata e prevede dei limiti specifici su alcune famiglie di PFAS. I limiti del carbone attivo sono noti per cui noi oggi spendiamo, proprio per la sostituzione del carbone esausto, circa 600 mila euro all’anno per garantire la potabilità e la qualità dell’acqua erogata ai nostri utenti”, ha concluso Chiorboli.

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