Gli attivisti anti-pelliccia chiedono alla Camera Nazionale della Moda Italiana di adottare una politica fur-free in linea con New York, Londra e le altre principali Fashion Week.
Attivisti anti-pelliccia provenienti da tutta Europa hanno protestato fuori dalla sfilata di Fendi nel secondo giorno della Milano Fashion Week, chiedendo all’ente organizzatore dell’evento, la Camera Nazionale della Moda Italiana (CNMI), di adottare una politica fur-free ufficiale.
Dopo la London Fashion Week che ha dismesso pellicce e pelli esotiche, anche New York è diventata Fur-Free. Mentre Milano, come affermano gli attivisti, è ancora indietro.
Si tratta della quinta protesta dall’inizio della Fashion Week. Gli attivisti affermano che le proteste quotidiane continueranno nell’ambito di una campagna globale lanciata dalla Coalition to Abolish the Fur Trade (CAFT) l’8 gennaio.
La Coalition to Abolish the Fur Trade (CAFT) è un’organizzazione di base impegnata a smantellare l’industria globale della pelliccia attraverso campagne di pressione incisive, guidate da volontari e decentralizzate. Ha ottenuto politiche fur-free da decine di aziende, tra cui Marc Jacobs, Max Mara e Rick Owens. CAFT rappresenta attivisti di tutto il mondo che denunciano la crudeltà degli allevamenti di animali da pelliccia e chiedono alle aziende di rispondere dello sfruttamento degli animali allevati per la pelliccia.
Il mese scorso, CNMI ha perso due partner strategici, Wella e DHL, in seguito alla pressione e alle proteste degli attivisti, tra cui manifestazioni davanti alle abitazioni dei loro dirigenti.
Fendi, di proprietà del conglomerato francese del lusso LVMH, è attualmente l’unico marchio nel consiglio direttivo di CNMI a utilizzare ancora pellicce nelle proprie collezioni. Gli attivisti sottolineano che una politica ufficiale da parte di CNMI è essenziale per soddisfare i moderni standard etici.
Il 23 febbraio 2026, gli attivisti hanno interrotto un panel su sostenibilità e moda presso l’Università Bocconi di Milano, durante il quale stava intervenendo Carlo Capasa, presidente di CNMI. Gli attivisti hanno srotolato uno striscione con la scritta “fur = death” e hanno contestato Capasa per aver continuato a consentire l’uso di pellicce alla Milano Fashion Week. Capasa ha gridato contro gli attivisti definendoli “bugiardi” e “violenti” per aver espresso la propria opinione.
“Protestare contro la scelta di Capasa di sostenere l’industria della pelliccia non è violenza. Violenza è ciò che accade negli allevamenti di animali da pelliccia, dove gli animali vengono elettrocutati, gasati o uccisi spezzandogli il collo, affinché la loro pelliccia possa essere spacciata per lusso e fatta sfilare sulle passerelle della Milano Fashion Week. Sia chiaro chi sono le vere vittime,” ha dichiarato Alberto Bianchi, portavoce della protesta.
“Milano si sta isolando rifiutandosi di adottare gli stessi standard fur-free già abbracciati dalla New York Fashion Week, dalla London Fashion Week e dalla maggior parte degli stilisti”, ha aggiunto Suzie Stork, direttrice esecutiva della Coalition to Abolish the Fur Trade. “L’industria è andata avanti. I consumatori sono andati avanti. L’unica cosa che mantiene viva la pelliccia sulle passerelle milanesi è la riluttanza della sua leadership ad agire.”
Nell’ultimo anno, Condé Nast, Hearst Magazines, lo stilista Rick Owens e la New York Fashion Week hanno ciascuno annunciato la cessazione permanente dell’uso e della promozione di pellicce animali a seguito delle campagne di CAFT.
La produzione di pellicce è stata ampiamente documentata come causa di gravi sofferenze per milioni di animali, di significativi danni ambientali e di maggiori rischi per la salute pubblica. Oltre 20 Paesi europei, tra cui l’Italia, hanno già vietato l’allevamento di animali da pelliccia. A marzo, è prevista una risposta formale da parte della Commissione Europea all’Iniziativa dei Cittadini Europei “Fur Free Europe”, che ha raccolto il sostegno di oltre 1,5 milioni di cittadini. Gli attivisti affermano che continueranno ad aumentare la pressione finché CNMI non adotterà un divieto ufficiale delle pellicce per la Milano Fashion Week.
L’organizzazione Humane World for Animals ha presentato a Roma la scorsa settimana, in occasione dell’evento “L’insostenibilità economica dell’industria europea della pelliccia“, il report “A full-cost account of the EU fur industry”, dell’economista Griffin Carpenter, nel quale si evidenzia come il settore dell’allevamento di animali per la produzione di pellicce nell’Unione Europea sia in perdita da anni, tanto da non essere più economicamente sostenibile senza fonti di finanziamento esterne. Inoltre, ha impatti così negativi sull’ambiente e sulla salute pubblica da generare ulteriori costi che gravano sui contribuenti.


