A Narni (Tr) è andata in scena la decima edizione del Festival della Sociologia. Oltre 50 eventi per 180 relatori, che in due giorni hanno portato nella cittadina umbra esperti, docenti, studenti ed appassionati, da tutta Italia e non solo, per ‘Sentirsi in società’, attraverso tutte le sue sfumature. Incontri, dibattiti, conferenze, laboratori, presentazioni di libri, musical-reading e tanto altro, in cui si è discusso di temi sociali legati all’attualità.
Narni, in provincia di Terni, è stato il cuore pulsante della sociologia italiana ed internazionale.
Nei luoghi più suggestivi della cittadina umbra, è andata infatti in scena la decima edizione del ‘Festival della Sociologia’.
La kermesse, con oltre 50 eventi e 180 relatori, ha declinato il tema ‘Sentirsi in società. Attenzione, cura e sostenibilità’, in tutte le sue sfumature, attraverso incontri, dibattiti, conferenze, laboratori, presentazioni di libri, musical-reading e tanto altro.
Durante i panel si è discusso di temi sociali legati all’attualità con analisi approfondite e riflessioni, stimolate dalle diverse accezioni dei concetti di ‘cura attenzione e sostenibilità’.
La manifestazione, organizzata dall’Associazione Festival della Sociologia presieduta dalla professoressa Sabina Curti con la collaborazione del Comune di Narni e dell’Università di Perugia (Dipartimento FISSUF), a cui poi si sono aggiunti anche altri soggetti, ha testimoniato, ancora una volta, quanto la sociologia non sia un sapere accademico, ma una pratica viva, tangibile, coinvolgente, che permea la società e l’attualità in tutti i suoi aspetti.
La partecipazione appassionata di cittadini, studenti, operatori culturali e studiosi ha reso concreto il senso profondo di questa decima edizione.
Al Teatro Manini, a dare il via al Festival, è stata Patricia Paperman, tra le più autorevoli sociologhe francesi, in collegamento da Parigi, che con il suo intervento ‘La cura, una prospettiva critica?’ ha aperto il dibattito sul ruolo della ‘care’ nelle società contemporanee, intrecciando etica femminista, sentimenti e responsabilità collettiva.
Sempre al Teatro, grande emozione anche per ‘Caro Babi’, il musical reading del coro Le Musiquorum, diretto da Maria Grazia Campus, con la collaborazione della sociologa Francesca Cascino.
Storie vere, raccontate con delicatezza e ironia, raccolte in collaborazione con Nosotras Onlus.

Un intreccio di parole, canti e testimonianze che hanno descritto il vissuto delle donne migranti, il percorso, molto spesso a ostacoli, di chi arriva nel nostro paese per trovare pace e lavoro, intercettando i bisogni delle nostre famiglie ed assistendo le nostre persone care.
Una narrazione delicata, ma potente che ha toccato le corde emotive dei presenti.
A Teleambiente è intervenuta la direttrice del coro ‘Le Musiquorum’, Maria Grazia Campus: “’Caro Babi’, caro papà prende il titolo da queste numerose lettere che Natalia scrive a suo padre”.
“Sono storie di donne reali – ha spiegato Maria Grazia Campus – che noi abbiamo incontrato, intervistato e conosciuto, e abbiamo riscritto come atto narrativo ed artistico, per poterlo portare all’esterno degli ambiti di welfare pure, dove di solito si discute, ma le relazioni e le persone si incontrano poco”.
“Quando abbiamo visto che queste storie erano belle ed interessanti – ha detto Campus – ci mancava una parte, perché sono bisogni che incontrano altri bisogni ed il bisogno della persona assistita, lo abbiamo incrociato nelle poesie di Alberto Bertoni, di questo libro dedicato a suo padre, intitolato ‘Ricordi d’alzheimer’ che ci ha aperto il cuore e fatto commuovere”.
Parole di elogio per il musical reading sono arrivate anche dal sociologo Paolo Jedlowski: “Io ho apprezzato tantissimo questo lavoro. Il vostro strumento è stato perfettamente usato, la vita è comune e le parole ci aiutano a capirlo, però la voce ed il canto, direi, ancora di più”
Il Festival ha poi reso omaggio a Franco Ferrarotti, principale esponente della sociologia italiana scomparso di recente.
Nel pomeriggio non è mancato il cinema, con un puntuale sguardo al sociale, con la proiezione del corto ‘Vie di fuga’ di Michela Carobelli, cortometraggio girato all’interno della Casa Circondariale di Terni con finanziamento della Cassa delle Ammende.
Un lavoro di forte impatto, che ha mostrato come i percorsi educativi e creativi possano aprire nuove strade di speranza e reinserimento.
Tra i panel più significativi anche quello intitolato ‘L’indifferenza come male curabile. Alleanze strategiche e ruolo dei media nel contrasto alla violenza di genere’.
Un incontro coordinato da Mihaela Gavrila e Barbara Strappato, sul ruolo dei media nel raccontare e contrastare la violenza di genere, sottolineando l’importanza di una rete tra Università, Forze dell’Ordine, scuole, media e società civile per prendersi cura dello spazio pubblico e costruire una cultura del rispetto.
Simona Sala e Massimiliano Padula hanno evidenziato il ruolo strategico delle alleanze sociali e dei media per combattere l’indifferenza.
“Sembra una parola semplice – ha sottolineato la dirigente giornalista Rai, Simona Sala – ma in realtà la comunicazione è complessa, perché il limite tra ‘parlarne tanto’, ‘non parlarne per niente’ e ‘parlarne bene’, è una ricerca che va fatta tutte le volte, perché poi l’indifferenza si batte proprio con la notizia”.
“Oggi – ha ricordato Simona Sala a Teleambiente – si parlava della violenza contro le donne e la comunicazione è importantissima. Come racconti una violenza? Devi vederla dalla parte di lei, ma spesso e volentieri si racconta dalla parte di lui. Il tema è come trovare le parole giuste e come raccontare questi fatti che sono purtroppo tra noi. La comunicazione è fondamentale e noi siamo impegnati in prima linea per darla, e darla bene”.
Alle parole della Sala sono seguite quelle di Barbara Strappato, Primo Dirigente della Polizia di Stato e Direttrice Prima Divisione del Servizio Postale e delle Comunicazioni.
Nell’intervista ha parlato della grande attenzione del corpo di Polizia nella prevenzione e nella difesa delle vittime negli episodi di violenza anche perpetrati su internet. Altro tema importante è stato il contrasto ai fenomeni di odio ed indifferenza. Una comunicazione corretta, deontologica ed equilibrata è imprescindibile per una informazione ‘etica e sostenibile’.
L’attore Daniele Monterosi ha dato voce al tema attraverso delle letture di Frida Kahlo.
A completare la ricca prima giornata, l’incontro al San Domenico con il fotografo Gianni Fiorito, collaboratore storico di Paolo Sorrentino, e non solo, presentato insieme ai curatori del volume ‘Lo sguardo attivo’.
Un dialogo stimolante che ha messo in luce la fotografia come forma di attivismo e partecipazione sociale, con un Fiorito che non si è risparmiato.
“Il mio approccio fra l’essere fotoreporter e quindi la ‘realtà dei fatti’ e la ‘realtà finta’ del set, è identico – ha evidenziato Gianni Fiorito a Teleambiente – perché mi sono sempre rapportato al set come se fosse la realtà. Nel set poi ci sono varie storie, una è quella degli uomini che lavorano, del backstage, l’altra è la ‘realtà finta’ che io attraverso la lettura della sceneggiatura faccio mia e la tratto come se fosse una storia vera”.
L’artista ha poi spiegato anche come l’avvento dei cellulari non abbia assolutamente ‘scalfito’ la qualità del lavoro del fotografo di scena ed ha messo in luce il cambio di richieste da parte dalle produzioni cinematografiche rispetto al privilegiare foto con rapporti interpersonali tra attori e set, per favorire l’aspetto promozionale della situazione.

In serata, spazio alle contaminazioni tra linguaggi con ‘Metamorfosi sociologiche tra letteratura e musica’: voci di accademici e giovani ricercatori si sono alternate alla musica della Salt Street Band, un gruppo musicale formato da docenti di Scienze politiche dell’Università la Sapienza.
Un incontro che ha unito passione, ricerca e performance artistica.
Il tutto è andato in scena in luoghi iconici, che hanno reso l’iniziativa ancora più speciale.
Il festival ha riscoperto e messo in luce anche la bellezza degli spazi della città.
Si è partiti da quelli più noti, come Narni sotterranea, Ponte di Augusto, Terrazza dei plenaristi.
Quest’anno è toccato invece al Palazzo Capocaccia, oggi Ostello-Casa dello Studente ‘Domus Narni’ e Ristoro Contemporaneo ‘Hortus 74’, un vero e proprio giardino con una panoramica terrazza sulla valle, all’interno del centro storico, che è stato il teatro della cena del decennale.
Anno dopo anno, il Festival della sociologia, sta creando anche una nuova mappa di luoghi di Narni, quotidiani, non particolarmente conosciuti a livello turistico.
Nel corso dell’evento ha trovato spazio anche la tradizione culinaria, con la ‘Legacciola’, iniziativa nata in sinergia con i ragazzi del Centro ‘Il Faro’ di Narni.
Un pranzo semplice e simbolico servito con un fazzoletto, come avveniva un tempo nei campi (oggi ricamato con il logo festival della sociologia) a sottolineare il legame tra cultura, lavoro e territorio.
“Il mio sogno era quello di diventare un vero barman – ha raccontato Fabio, di Altravista Caffè a Teleambiente – ed adesso l’ho finalmente realizzato”.
Tanti gli ospiti intervenuti a creare valore economico, turistico e sociale.
Tornando ai panel, in molti casi si è analizzato il rapporto tra intelligenza umana ed artificiale, dibattendo su come quest’ultima stia trasformando il nostro agire quotidiano.
Fondamentale il coinvolgimento delle scuole superiori del territorio con approfondimenti dedicati alla promozione dei corretti stili di vita della GenerazioneZ e al valore che questa attribuisce al cibo e al suo risvolto sociale.
Un esempio è stato quello intitolato ‘Il valore del cibo nella società contemporanea in relazione all’aspetto psicosociale nell’adolescenza’ realizzato in collaborazione con i Licei Angeloni di Terni.
Il progetto, illustrato dalla prof.ssa Samuela Dolci, ha analizzato il valore del cibo sia dal punto di vista relazionale che dal punto di vista nutrizionale.
Al centro del panel, la sostenibilità, l’analisi degli stili di vita degli studenti e il rapporto con il cibo per garantire un migliore apprendimento.
Non sono poi mancati i momenti dedicati alle questioni di genere ben raccontati con laboratori e mostre d’arte.
Alla Casa del Popolo, ‘Lontane dalla Paura’ in collaborazione con le Associazioni ArteM, Le Ali della Mariposa e Telefono Rosa.
“L’ associazione Artem – ha riferito ai microfoni di Teleambiente, Paola La Pegna – è in essere a Narni dal 2019, un’associazione nata con l’intento di sviluppare sinergie e confronti tra artisti e artigianato artistico lavorando anche su tematiche di tipo sociale. Anche quest’anno abbiamo aderito alla call del Festival della sociologia e l’associazione ha subito deciso di declinare il tema della cura nel senso di avere la possibilità di raccontare a qualcuno il proprio vissuto, di condividerlo per poterlo, anche poi, superare”.

“L’abbiamo sviluppato in due momenti – ha ricordato La Pegna – un momento in cui ci sarà una performance fatta da un’attrice, Irene Bonazzi Bonaca dell’associazione ‘Le ali della Mariposa’ di Foligno, e poi il nostro curatore Franco Profili ci ha portato a conoscenza del lavoro del fotografo Roberto Vignoli, che ha declinato in modo particolare il tema della violenza di genere, raccontando donne accolte dai centri di accoglienza”.
L’artista Roberto Vignoli ha ritratto donne vittime di violenza, accolte in un centro gestito da ‘Telefono Rosa’.
Le donne sono di spalle, all’interno della struttura, dove l’idea di protezione è predominate, con una serie di foto dal titolo ‘Proteggersi’; ma anche nel parco esterno, con una seconda serie dal titolo ‘Sognare’, dove l’idea predominante è quella di evadere verso un futuro migliore.

Un festival che, ha posto l’accento anche sui gap che ci allontanano dal raggiungimento degli obiettivi dell’Agenda 2030 e sull’importanza della corretta analisi del dato per misurare in modo efficace un fenomeno e per raggiungere una sorta di equità sociale.
A Teleambiente ha dato contezza del fenomeno MariaLuisa Villani, Ricercatrice dell’Università di Bologna con She Is Scientist e OnData.
“La raccolta del dato e la sua corretta analisi – ha precisato MariaLuisa Villani – è fondamentale per misurare in modo efficace un fenomeno che si è già verificato ed avere una rappresentazione corretta dell’evento. Lo sguardo è rivolto alla disabilità in ambiente di ricerca e alla capacità di veicolare queste informazioni a fruitori differenti anche portatori di disabilità sensoriale. Importante è la lettura omogenea di questi dati che spesso, processati da Enti differenti, produce output incoerenti”.
La cittadina di Narni si è trasformata in un hub ‘formativo’ di grandissimo livello dove attori del cambiamento, di qualsiasi provenienza, hanno creato e aggiunto ‘valore’ consolidando i rapporti di partnership già precedentemente attivati.
Un festival che, oltre a tanti studenti, alcuni provenienti anche da fuori regione, grazie alla sinergia con l’Università del Molise, ha coinvolto la società civile narnese e non solo, in ognuno dei suoi appuntamenti.
Forte, come sempre, è stata anche la collaborazione con le associazioni del territorio come la Corsa all’Anello e l’associazione Minervarte che ha curato la mostra ‘Presenze d’Arte Contemporanea’, all’Auditorium San Domenico.
Una ‘due giorni’ intensa, inclusiva, coinvolgente che è stata anche una grande occasione di rigenerazione umana collettiva, con momenti conviviali che hanno davvero fatto sentire tutti, un po’ più in società.
Il bilancio del sindaco di Narni, Lorenzo Lucarelli: “Anche quest’anno è stata una grandissima edizione, 10 anni, abbiamo raggiunto un traguardo importante, non solo dal punto di vista temporale, ma è una storia condivisa, un percorso fatto di idee, di persone ed anche di collaborazioni che questo festival ha saputo mettere in campo in questi anni”.
“Credo – ha osservato Lucarelli – che per Narni sia una grande opportunità, non è solo un momento di grande vivacità culturale, ma è anche un percorso di crescita economica e di promozione turistica. E poi, e questo mi sta molto a cuore, è un’esperienza di comunità, perché i nostri studenti ed i nostri cittadini hanno l’opportunità di confrontarsi sui grandi temi insieme ad accademici e studiosi, ma è anche un momento importante per la sociologia che si accosta alle altre scienze”.
“L’obiettivo – ha concluso il sindaco Lorenzo Lucarelli a Teleambiente – è continuare a far crescere il festival, allargare le collaborazioni e farlo diventare sempre più nazionale ed internazionale e per questo continueremo a lavorare. Lo merita la città, lo merita il festival e questa presenza universitaria, perché ricordo che questo festival nasce grazie alla presenza dell’Università a Narni, quindi è un’estensione di questa collaborazione con Unipg che sta dando tantissimo alla nostra comunità e alla città”.
La Prof.ssa Sabina Curti, direttrice scientifica del Festival della Sociologia e presidente dell’associazione omonima, soddisfatta per la buona riuscita di questa edizione, ha già annunciato che nel 2026 l’evento si svolgerà il 9 e 10 ottobre.
“Due giorni intensi e molto partecipati – ha detto in chiusura Sabina Curti – soprattutto abbiamo respirato un grande clima di comunità, abbiamo fatto comunità. Il festival in tre parole: incontri, diversità e possibilità”.


