Dall’Italia all’India: i macchinari della Miteni, azienda chimica responsabile dell’inquinamento da PFAS in Veneto, sono tornati a nuova vita in uno Stato che ignora i rischi ambientali e per la salute causati dalla produzione dei cosiddetti “inquinanti eterni”. L’inchiesta di Repubblica e The Guardian.
Il nome Miteni, azienda chimica di Trissino, in Veneto, chiusa nel 2018 e al centro dello scandalo per l’inquinamento da PFAS, continua ad essere protagonista delle storie che parlano di disastri ambientali e contaminazione da forever chemicals.
Questa volta, però, i terreni e le persone che rischiano di subire le conseguenze ambientali e legate alla salute causate dalla produzione delle sostanze perfluoalchiliche non abitano in Italia, ma in India, a Lote.
Secondo quanto riportato dall’inchiesta pubblicata su The Guardian e Repubblica, i macchinari dell’ex polo chimico si trovano in un nuovo stabilimento sulla costa occidentale dell’India.
Nella nuova fabbrica situata su una collina contornata da villaggi e boschi, nel Lote Parshuram MIDC, si trovano tutti i brevetti, le procedure e i vecchi macchinari della Miteni, da poco tornati in funzione.
@hvgoenka’s ₹3,000-crore Laxmi Organic Industries, long engaged in polluting businesses has now begun producing PFAS — the notorious “forever chemicals” — at its Lote Parashuram MIDC factory.
This time by importing an old, decommissioned chemical plant from Miteni, Vicenza,… pic.twitter.com/k0AytmovIJ
— Ameer Shahul (@ameershahul) November 1, 2025
Inquinamento da PFAS, la Miteni “rinasce” in India
Dopo il fallimento nel 2018, gli asset di Miteni sono stati acquistati ad un’asta pubblica dall’unica partecipante: Viva Lifesciences, una sussidiaria dell’azienda chimica indiana Laxmi Organic Industries.
All’inizio del 2023, come spiega l’inchiesta, le attrezzature viaggiavano su navi in direzione Mumbai, mentre il presidente di Laxmi, Harshvardhan Goenka, affermava che l’ex azienda chimica stesse facendo tutto legalmente e nel rispetto degli standard europei. Goenka è anche uno dei tre membri del consiglio di amministrazione di Laxmi Organic Italy, azienda fondata nel 2021. Tra gli altri componenti c’è Antonio Nardone, ultimo Ad di Miteni, condannato lo scorso giugno nel processo all’azienda a sei anni e quattro mesi per inquinamento ambientale e falso in bilancio.
Secondo un ex dirigente Miteni, Nardone ha viaggiato spesso in India prima che l’azienda chimica di Trissino fallisse.
“Se è vero, è vergognoso – ha commentato al Corriere del Veneto Giampaolo Zanni, coordinatore delle politiche di Salute e Sicurezza sul lavoro per Cgil Veneto e prima segretario di Cgil Vicenza -. Anche perché Nardone proprio in quel periodo aveva presentato in Regione un piano industriale di riconversione della Miteni. Mai attuato, in effetti. Sapevamo dall’inizio dell’inchiesta che il curatore fallimentare della Miteni nel rapporto depositato in Procura aveva notificato la vendita delle attrezzature dell’azienda a una società indiana.
“E fin qui tutto legale, perché il curatore ha l’obbligo di vendere ciò che può a garanzia del ristoro dei creditori. Non sapevamo però come sarebbero stati usati quei macchinari, per quale produzione, nè dove. Oggi, alla luce delle ultime informazioni, ribadisco che vanno vietati i Pfas, responsabili di gravi danni all’ambiente e all’uomo prima negli Stati Uniti e poi qui da noi”, ha concluso Zanni.
Dalle indagini è emerso che i livelli di inquinamento da sostanze PFAS, soprattutto in prossimità dello stabilimento, sono già allarmanti, ma in India il livello di attenzione è ancora troppo basso.
“Se esaminiamo le normative, [il Pfas] non è presente in quegli standard. Non è riconosciuto dal governo indiano ad oggi“, ha affermato al Guardian Rajneesh Gautam, chimico ambientale presso l’Università svedese di scienze agrarie. “Gruppi di ricerca indipendenti in tutta l’India hanno condotto studi in diversi stati. Ma questi studi hanno una portata limitata e sono ancora molto pochi”.
La preoccupazione per quello che potrebbe essere un nuovo disastro ambientale è stata sollevata anche da Michela Piccoli, fondatrice di Mamme NO PFAS, che ha espresso l’urgenza di avvisare le mamme indiane del pericolo dei PFAS.
“Hanno trovato il posto giusto, dovevive gente ignara di tutto. Non sa chi siano queste persone, quale pericolo mortale rappresentino i Pfas, non conosce l’inutilità di un depuratoreche in India funziona con l’energia elettrica. E quindi durante le frequenti interruzioni di corrente le industrie scaricano direttamente nei fiumi. Mi risulta che gli abitanti di Lote comincino ad avvertire i primi malesseri”, ha spiegato Piccoli, che il 3 novembre sarà a Belèm, in Brasile, per “Il Vertice dei Popoli”. “Ne approfitterò per cercare un contatto con gli ambientalisti indiani, voglio avvisarli del pericoloin atto ed esortarli a intraprendere la nostra stessa battaglia per far interrompere la produzione”.
PFAS, un pericolo per ambiente e salute
Al centro di numerose battaglie ambientaliste per la loro messa al bando, i PFAS sono sostanze che non si degradano nell’ambiente e possono contaminare sia acque e terreni che l’organismo umano, con conseguenze per la salute come aumento del colesterolo e di alcune forme di cancro.
In Italia, associazioni ambientaliste come Greenpeace hanno contribuito a far conoscere la pericolosità dei cosiddetti inquinanti eterni, con analisi come “Acque senza veleni”, che ha rivelato la presenza delle sostanze chimiche in numerosi comuni italiani.


