PFAS in Veneto, il commento di Erika Stefani, senatrice della Lega: “Noi oggi abbiamo bisogno non solo di individuare dei responsabili, ma anche di sistemare una situazione complessa”.
L’acqua è fonte di vita, una risorsa preziosa la cui disponibilità è però sempre più compromessa dal cambiamento climatico e dall’inquinamento. Tra gli obiettivi dell’Agenda 2030 dell’ONU c’è anche quello di garantire a tutti la disponibilità e la gestione sostenibile dell’acqua, ma in molte aree, come il Veneto, questa preziosa risorsa è minacciata dai PFAS, i cosiddetti “inquinanti eterni”.
Nell’ambito del convegno organizzato al Senato su acqua ed energia, la senatrice della Lega Erika Stefani ha commentato la situazione relativa all’inquinamento delle acque in Veneto anche alla luce della sentenza emessa dal Tribunale di Vicenza sul caso Miteni.
“Quello che è stato accertato in primo grado è che è stato commesso un reato. L’inquinamento è un reato molto grave, che a volte provoca dei danni irreparabili. Qui, piuttosto, c’è il tema della condanna al risarcimento dei danni, perché avere un diritto non significa avere immediatamente i denari. Ci troviamo di fronte a delle realtà imprenditoriali particolari e con una sentenza che dà la possibilità di ottenere milioni di euro. A livello territoriale e da parte delle comunità locali è stato chiesto che questi soldi siano messi a disposizione per effettuare le bonifiche”, ha spiegato la senatrice Stefani a TeleAmbiente.
“Noi oggi abbiamo bisogno non solo di individuare dei responsabili, ma anche di sistemare una situazione complessa”, ha aggiunto Stefani. “Già la regione ha fatto moltissimo, è intervenuta più volte, ma occorre fare un lavoro in più. Abbiamo avuto diverse interlocuzioni anche con il Ministero dell’Ambiente. In questo caso c’è anche una problematica relativa alle competenze, ma occorre andare a guardare fortemente all’obiettivo”.
PFAS in Veneto, la sentenza “storica” del processo Miteni
A definire le responsabilità di uno dei casi più gravi di inquinamento delle acque che ha interessato la Regione Veneto negli ultimi anni è stata la sentenza emessa dal Tribunale di Vicenza lo scorso 26 giugno. Il giudizio di primo grado emesso dalla Corte d’Assise di Appello ha visto la condanna a 11 ex manager dell’azienda Miteni (e 4 sono stati assolti), riconoscendo la pericolosità dei cosiddetti inquinanti eterni e tracciando una nuova strada applicabile in altri contesti giuridici, poiché si tratta del primo processo penale sui PFAS.
La condanna, che complessivamente ammonta a 141 anni e prevede numerosi risarcimenti per le parti civili (oltre 300 tra privati ed enti pubblici), è stata accolta con soddisfazione dalle tante realtà del territorio e nazionali che da anni lottano contro l’inquinamento da “forever chemicals”, come le Mamme NO PFAS.
“Grande soddisfazione per quanto successo ieri, sentenza importantissima. L’abbiamo vissuta come un’emozione immensa, come un secondo parto. Gli obiettivi, però, non sono raggiunti. L’altro obiettivo importante è la bonifica, perché dal sito Miteni gli inquinanti stanno continuando ad entrare in falda. Quindi finché non verrà effettuata la bonifica il nostro compito non si ferma. Manca una legge nazionale, la politica italiana, nonostante siamo i cittadini più inquinati d’Europa, non si è ancora mossa. Andiamo avanti tutti insieme perché ogni piccolo contributo aiuta a portare le proprie capacità e questo è molto importante, questo è proprio cittadinanza attiva”, ha spiegato in un’intervista a TeleAmbiente Michela Piccoli del gruppo Mamme NO PFAS.


