Al via il regolamento Ue sugli imballaggi: nuovi limiti per i PFAS

Al via il regolamento Ue sugli imballaggi: nuovi limiti per i PFAS

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Dal 12 agosto in vigore il nuovo regolamento Ue: stretta sui PFAS negli imballaggi a contatto con gli alimenti, obblighi per fabbricanti e produttori e obiettivi per il riciclo.

Dal 12 agosto in tutta l’Unione europea entra in vigore il Regolamento sugli imballaggi e i rifiuti da imballaggio (PPWR). L’obiettivo delle nuove regole varate da Bruxelles è di tutelare i consumatori e l’ambiente attraverso l’introduzione di limiti rigorosi sui materiali degli imballaggi, sugli obblighi di responsabilità di fabbricanti e produttori e sul riciclo dei rifiuti.

Ogni cittadino europeo, in media, getta via ogni giorno mezzo chilo di imballaggi: dai bicchieri per il caffè monouso alle capsule, dalle confezioni per gli alimenti agli imballaggi degli acquisti online.

La normativa dovrebbe contribuire quindi ad affrontare i problemi ambientali causati dagli imballaggi e a rendere l’Europa meno dipendente dai combustibili fossili importati, dai quali è ricavata quasi interamente la plastica utilizzata per il packaging. Per la Commissione europea, inoltre, il regolamento aiuterà a rafforzare il mercato unico degli imballaggi, facilitando le attività commerciali transfrontaliere, e a sostenere la transizione dell’Europa verso un’economia circolare e la neutralità climatica entro il 2050.

Tra le misure principali in vigore con le nuove regole c’è la restrizione dei PFAS, i cosiddetti inquinanti eterni, negli imballaggi a contatto con gli alimenti. Dal 12 agosto, quindi, non potranno essere immesse sul mercato confezioni a contatto con il cibo che contengano le sostanze perfluoroalchiliche oltre i limiti decretati da Bruxelles.

I PFAS sono ampiamente utilizzati nel settore industriale per le loro proprietà idrorepellenti, oleorepellenti e per la loro resistenza alle alte temperature. Queste sostanze sono impiegate anche negli imballaggi alimentari come contenitori per cibi da asporto, involucri per fast food, sacchetti per popcorn da microonde, scatole per pizza, carta da forno, proprio perché utili a respingere acqua o grasso.

I nuovi limiti contribuiranno quindi a proteggere la salute umana e a ridurre la dispersione degli inquinanti eterni nell’ambiente.

Le novità riguarderanno anche le capsule per il caffè, che saranno classificate come “imballaggio” e dovranno essere riciclate secondo quanto riportato in etichetta.

Il regolamento introduce nuove regole anche per altri tipi di imballaggio monouso, come bustine per salse e conserve, flaconi usa e getta per shampoo, saponi e creme, buste di plastica per frutta e verdura e quelle ultrasottili per generi alimentari sfusi.

In tutta l’Unione europea saranno inoltre armonizzate le definizioni, ad esempio quelle relative ai fabbricanti e ai produttori soggetti agli obblighi di responsabilità estesa del produttore per gli imballaggi, per i quali saranno poi obbligatorie “determinate marcature e informazioni, che consentiranno di identificare e contattare, ove necessario, i fabbricanti o gli importatori”, si legge nella nota della Commissione

L’obiettivo è di diminuire la quantità di rifiuti da imballaggio e arrivare nei prossimi quattro anni a trattare i prodotti complessi, come le capsule di caffè, nella filiera del riciclo. La strategia di Bruxelles punta a ridurre i rifiuti da imballaggio del 5% pro capite entro il 2030, aumentando la quota fino al 15% entro il 2040 rispetto ai livelli del 2018.

La Commissaria per l’Ambiente, la resilienza idrica e un’economia circolare competitiva, Jessika Roswall, ha dichiarato: “Il nuovo regolamento sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio è un investimento nel futuro dell’Europa: contribuirà a ridurre i rifiuti, aumentare il riciclaggio, rendere più sicuri per i consumatori gli imballaggi a contatto con gli alimenti, limitando le sostanze nocive come i PFAS, e ridurre la nostra dipendenza dalle materie prime vergini. Sono passi essenziali verso un’economia realmente circolare.

“Al tempo stesso, il regolamento sostituirà le frammentate norme nazionali, difficili da gestire per gli operatori economici nel mercato interno. Tuttavia, le nuove norme comportano anche costi di adeguamento e abbiamo lavorato intensamente con gli operatori del mercato per attuarle in modo pragmatico e senza inutili oneri burocratici”, ha concluso Roswall.

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