Il riscaldamento globale peggiora l'inquinamento da plastica. Gli scienziati Dobbiamo agire ora

Il riscaldamento globale peggiora l’inquinamento da plastica. Gli scienziati: “Dobbiamo agire ora”

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L’inquinamento da plastica è aggravato dal riscaldamento globale, che favorisce la formazione di microplastiche e la diffusione di sostanze inquinanti negli ecosistemi marini e terrestri. I ricercatori lanciano l’allarme sui possibili danni ecologici irreversibili: “Dobbiamo agire ora”.

I cambiamenti climatici influiscono sull’inquinamento da plastica, favorendo la formazione e la diffusione delle microplastiche – minuscoli frammenti della dimensione inferiore ai 5 mm – che ormai si trovano ovunque e rischiano di danneggiare interi ecosistemi.

A lanciare l’allarme, evidenziando il legame tra due delle principali crisi del nostro tempo, sono i ricercatori dell’Imperial College di Londra, con uno studio pubblicato sulla rivista Frontiers in Science.

“L’inquinamento da plastica e il clima sono crisi concomitanti che si intensificano a vicenda. Hanno anche origini e soluzioni in comune”, ha affermato il prof. Frank Kelly della School of Public Health dell’Imperial College.

La produzione annuale globale di plastica è aumentata di 200 volte tra il 1950 e il 2023. Il problema dell’inquinamento e le sue conseguenze sull’ambiente sono destinate a peggiorare se la produzione continuerà a crescere.

“Abbiamo urgente bisogno di un approccio internazionale coordinato per impedire che la plastica a fine vita si accumuli nell’ambiente”.

A favorire la degradazione della plastica contribuiscono l’aumento delle temperature, dell’umidità e dell’esposizione ai raggi UV. Le tempeste estreme, le inondazioni e i venti, inoltre, possono aumentare la frammentazione dei rifiuti plastici, pari a sei miliardi di tonnellate e in continuo aumento, nelle discariche, negli ecosistemi acquatici e terrestri, nelle catene alimentari e negli ambienti atmosferici.

I minuscoli frammenti di plastica possono fungere anche da “cavalli di Troia” per altri contaminanti come metalli, pesticidi e PFAS, i cosiddetti “inquinanti eterni”, e le condizioni climatiche possono favorire l’aderenza e il trasferimento di questi contaminanti negli ecosistemi.

Alla contaminazione attuale va aggiunta poi quella della plastica storica. Quando il ghiaccio si forma nel mare, assorbe le microplastiche e le concentra, rimuovendole dall’acqua. Questo processo, però, potrebbe invertirsi a causa dello scioglimento dei ghiacci dovuto al riscaldamento globale, aggiungendo un’altra fonte di rilascio di plastiche nell’ambiente.

“C’è la possibilità che le microplastiche, già presenti in ogni angolo del pianeta, abbiano un impatto maggiore su alcune specie nel tempo. Sia la crisi climatica che l’inquinamento da plastica, derivanti dall’eccessiva dipendenza della società dai combustibili fossili, potrebbero combinarsi per peggiorare un ambiente già stressato nel prossimo futuro”, ha affermato la dott.ssa Stephanie Wright della School of Public Health dell’Imperial College, coautrice dello studio.

Per arginare il problema, i ricercatori hanno sottolineato l’urgenza di eliminare la plastica monouso non essenziale, pari al 35% della produzione, di limitare la produzione di quella vergine e di creare degli standard internazionali per favorire il riutilizzo e il riciclo del materiale.

“Il futuro non sarà privo di plastica, ma possiamo cercare di limitare ulteriormente l’inquinamento da microplastiche. Dobbiamo agire ora, perché la plastica gettata oggi minaccia di sconvolgere gli ecosistemi su scala globale”, ha aggiunto Wright.

Tuttavia, l’adozione di politiche internazionali coordinate sembra ancora una prospettiva lontana. I negoziati per definire un Trattato globale sull’inquinamento da plastica, infatti, continuano a fallire.

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