Tra le possibili criticità del futuro termovalorizzatore che più allarmano residenti e ambientalisti, c’è anche quella relativa all’acqua necessaria per far funzionare l’impianto.
Non c’è solo l’aspetto più diretto, relativo all’incenerimento dei rifiuti, tra le possibili criticità che maggiormente preoccupano in vista della realizzazione del futuro termovalorizzatore di Roma. Tra disincentivi al riciclo e all’economia circolare, emissioni di sostanze inquinanti e climalteranti a ridosso di Comuni virtuosi sulla raccolta differenziata e un potenziale rischio idrogeologico, c’è un tipo di allarme poco considerato: quello relativo all’acqua.
Per funzionare, l’impianto dovrà essere alimentato con gas metano e bruciare almeno 600 mila tonnellate di rifiuti all’anno, ma avrà bisogno anche di molta acqua. E non va dimenticato che l’area circostante, quella del Parco regionale dei Castelli Romani, vede una crisi idrica che procede da 40 anni e che riguarda soprattutto il Lago Albano e quello di Nemi, che vedono un abbassamento costante delle acque, come denuncia da molto tempo SOS Laghi.
“Entrambi i laghi continuano ad abbassarsi alla stessa maniera, ormai hanno superato i sette metri e mezzo. Al di là di ciò che si può vedere stagionalmente, e che dipende dalle piogge stagionali, il trend purtroppo è lo stesso da 40 anni: ogni anno si abbassano di circa 30 centimetri” – ha spiegato Roberto Salustri, dell’EcoIstituto RESEDA, del Coordinamento Ambientalista dei Castelli Romani e di SOS Laghi – “L’inceneritore certamente ci preoccupa, non solo perché consuma acqua e causerà il prelievo dalla falda di almeno un altro milione di metri cubi, ma anche perché incide esattamente sul Parco Naturale regionale dei Castelli Romani e quindi diossine e altri inquinanti arriveranno tranquillamente nei nostri boschi e nei nostri laghi. Siamo al fianco delle Comunità Ribelli e appoggiamo, anche in modo tecnico e umano, tutte le lotte che si stanno conducendo contro l’inceneritore, per i nostri boschi e per il nostro territorio“.


