Alluvione in Friuli Venezia Giulia, l’appello di Greenpeace al governo: “Situazione ancora critica, il governo aiuti le comunità alluvionate e protegga l’Italia dalla crisi climatica”.
In Friuli Venezia Giulia la situazione è ancora critica dopo l’alluvione che si è abbattuta sul nord Italia nei giorni scorsi, causando due vittime a Brazzano e danni sul territorio del Goriziano.
Greenpeace Italia è tornata a denunciare le condizioni in cui si trovano gli abitanti di Versa, colpiti dall’esondazione del fiume Torre e al lavoro, insieme ad associazioni e volontari, per liberare strade e abitazioni dal fango, nonostante la bora e le temperature rigide. L’ennesima conseguenza della crisi climatica, che anno dopo anno ha costi ambientali, sociali ed economici sempre più alti.
L’associazione ambientalista ha raccolto le testimonianze di alcuni abitanti del comune, che hanno perso tutto ciò che avevano in casa: elettrodomestici, mobili, beni personali.
“È stata una situazione abbastanza pesante, anche da un punto di vista mentale, abbiamo perso tutto nel giro di un quarto d’ora, però grazie alle persone che sono venute ad aiutarci da tutta Italia ci stiamo risollevando”, ha spiegato Edoardo, abitante di Versa.
Dopo il fallimento della COP30 di Belém, in Brasile, che si è conclusa senza delle linee guida condivise per l’abbandono dei combustibili fossili, Greenpeace ha lanciato un ulteriore appello al governo italiano: “Mentre continuano gli interventi per ripulire strade e case, e le persone colpite provano a riprendersi dallo shock dell’alluvione, inizia la conta dei danni causati dall’ennesimo evento climatico estremo la cui responsabilità principale è attribuibile alle emissioni di gas serra delle aziende del petrolio e del gas, con la complicità del governo, che protegge uno status quo fatto di interessi privati e sfruttamento dei territori”, ha dichiarato Federico Spadini della campagna Clima di Greenpeace Italia.
“Solo pochi giorni fa il vertice mondiale sul clima di Belém (COP30) si è chiuso con un fallimento, senza una roadmap condivisa per l’abbandono dei combustibili fossili e con il governo italiano che si è impegnato per sabotare un accordo ambizioso. Quello che è successo in Friuli-Venezia Giulia è un monito: continuare a rimandare l’azione per il clima significa mettere a rischio la vita di cittadine e cittadini”, ha concluso Spadini.


