In questo numero del Tg Ambiente, realizzato in collaborazione con Italpress: 1) Green gas e transizione, intesa tra Proxigas e Assotermica; 2) Energia, un nuovo sistema per incrementare la capacità di stoccaggio; 3) Musica, il concerto nel ghiacciaio che si scioglie; 4) “The Stories We Wear”, il cortometraggio sul costo umano del fast fashion
In questo numero del Tg Ambiente, realizzato in collaborazione con Italpress:
1) Green gas e transizione, intesa tra Proxigas e Assotermica: Un impegno comune verso una decarbonizzazione pragmatica e sostenibile. Proxigas-Associazione Nazionale Industriali Gas e Assotermica-Associazione produttori apparecchi e componenti per impianti termici hanno siglato a Milano un Protocollo d’Intesa volto a supportare un impiego diffuso dei green gas – biometano, idrogeno e metano sintetico – tra i consumatori e, di conseguenza, la riduzione dell’impronta di carbonio nei consumi.
2) Energia, un nuovo sistema per incrementare la capacità di stoccaggio: promuovere l’utilizzo dei sistemi di accumulo termico a sali fusi, come soluzione alla crescente richiesta di stoccaggio di energia in Europa. È questo l’obiettivo del progetto europeo SALTOPower che ha visto la partecipazione di ENEA attraverso laboratori energia accumulo termico del Dipartimento Tecnologie Energetiche e fonti rinnovabili.
3) Musica, il concerto nel ghiacciaio che si scioglie: Un concerto all’interno di una grotta scavata in un ghiacciaio alpino. È l’iniziativa della cantautrice svizzera To Athena all’interno del ghiacciaio del Morteratsch, nelle Alpi svizzere. L’esibizione, organizzata con Greenpeace Svizzera, vuole richiamare l’attenzione sulla bellezza e vulnerabilità del paesaggio alpino. Il ghiacciaio arretra di circa 50 metri l’anno a causa dell’aumento delle temperature. Queste grotte esistono perché il ghiacciaio si sta ritirando. L’acqua di disgelo sta scavando il ghiaccio. Ciò che appare magico è, in realtà, un segno visibile dell’accelerazione dei cambiamenti climatici. “La natura è fragile e noi ne facciamo parte. Quando superiamo i limiti del nostro pianeta, sconvolgiamo l’equilibrio che sostiene tutta la vita. Come esprimono i testi di To Athena, stiamo andando troppo oltre e ci stiamo avvicinando al punto di rottura”, afferma Greenpeace Svizzera. “Noi umani trattiamo il mondo altrettanto distruttivo. Attraversiamo i confini dei pianeti. Stiamo mettendo in difficoltà i nostri mezzi di sussistenza. Fino al crollo. Perché? Siamo tutti creature di questa terra. Il nostro benessere è indissolubilmente legato allo stato della terra. Dobbiamo proteggere il nostro mondo”, dice l’artista To Athena.
4) “The Stories We Wear”, il cortometraggio sul costo umano del fast fashion: Quando si parla di fast fashion si pensa spesso a fabbriche lontane nel sud-est asiatico. Ma lo sfruttamento è anche nei laboratori clandestini delle città britanniche. A raccontarlo è un cortometraggio di animazione, “The Stories We Wear”, commissionato dalla Glasgow Caledonian University e realizzato da media co-op. La protagonista è Haina, una migrante appena arrivata nel distretto tessile di Leicester. La giovane, in cerca di lavoro, viene risucchiata dall’industria della moda a basso costo. Non si tratta di una storia inventata, ma è il risultato di una serie di interviste condotte dalla ricercatrice Erica Charles della Glasgow Caledonian University. Il cortometraggio, premiato al Cannes Short Film Festival, racconta il costo umano della produzione di abbigliamento per i marchi di fast fashion, ed è stato pensato per essere usato nelle scuole e nelle università. La storia di ragazze come Haina non sempre si risolve bene e, nonostante, il tema dell’animazione, il cortometraggio non finge che sia diversamente da così. Una voce fuori campo, che utilizza estratti di interviste a lavoratori di fabbriche tessili di Leicester, spiega come alcuni operai venissero pagati al di sotto del salario minimo e di come altri fossero costretti a lavorare 12 ore al giorno, sei giorni alla settimana. “Il cortometraggio dimostra la forza interiore di queste sopravvissute, che spesso si trovano in situazioni disperate. È fondamentale affrontare il ruolo che noi, come consumatori, svolgiamo in questo processo. – afferma la ricercatrice Erica Charles – Avendo lavorato nel settore della moda per quasi 30 anni, è chiaro che è necessaria una maggiore responsabilità per lo sfruttamento che avviene nelle filiere di approvvigionamento della moda. Spero che il film incoraggi i consumatori a mettere in discussione i propri comportamenti d’acquisto e a promuovere un cambiamento positivo“. Il team di media co-op ha scelto una palette quasi monocromatica, proprio per rappresentare visivamente il grigiore degli ambienti, come le abitazioni sovraffollate e lo squallore delle fabbriche. In questo contesto, però, colpisce un elemento: l’hijab giallo brillante di Haina.


