Le microplastiche sono tra i fattori di rischio per il cuore. Lo studio

Le microplastiche sono tra i fattori di rischio per il cuore. Lo studio

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Un nuovo studio italiano rivela che le microplastiche potrebbero essere un fattore chiave nell’infarto.

Il corpo umano è composto circa per il 65% di acqua, poi proteine, grassi, minerali, carboidrati, ma anche microplastiche.

Negli ultimi anni queste minuscole particelle si sono aggiunte come ospiti sgraditi all’insieme di molecole che formano il nostro organismo, tanto da essere ritrovate nel sangue e in diversi organi come polmoni, fegato e persino nel cervello.

Di dimensione inferiore ai 5 millimetri, le microplastiche si trovano ormai ovunque: nell’aria che respiriamo, nell’acqua che beviamo e in molti alimenti che consumiamo. La preoccupazione per gli effetti sulla salute di questi frammenti è sempre più evidente e uno studio italiano pubblicato sullo European Heart Journal dimostra che le microplastiche potrebbero essere un fattore chiave nell’infarto.

Sebbene non ci sia ancora la prova che possano essere la causa scatenante, nelle persone che sono andate incontro a un attacco cardiaco le probabilità di trovare queste sostanze nel sangue sono più che doppie rispetto a chi soffre di malattie cardiache croniche o ha le coronarie sane.

Lo studio, realizzato da ricercatori della Sapienza Università di Roma, dell’Università di Verona e dell’Università della Campania “Luigi Vanvitelli” di Napoli, ha coinvolto 61 persone che si erano sottoposte a una coronarografia per un sospetto infarto.

Dalle analisi è emerso che l’84,2% dei 19 pazienti che effettivamente avevano avuto un infarto aveva microplastiche nel sangue delle arterie coronariche o in vasi periferici. Rispetto a chi non aveva avuto un attacco cardiaco, la percentuale era più che doppia.

La tipologia di plastica più comune rilevata dai ricercatori nel sangue era il polietilene, utilizzato principalmente negli imballaggi e nei prodotti di consumo. Ma non è l’unica scoperta dello studio, da cui è emerso che la presenza di microplastiche era più frequente nelle persone esposte a inquinamento atmosferico e nei fumatori.

In particolare, i tabagisti avevano una probabilità maggiore di sei volte di avere i frammenti nel sangue. Secondo i ricercatori, il fumo potrebbe “facilitare l’ingresso di micro e nanoplastiche nel flusso sanguigno attraverso i polmoni. L’inquinamento atmosferico potrebbe agire in modo simile”, ha spiegato Emanuele Barbato, ordinario della Sapienza Università di Roma e direttore dell’Unità di Cardiologia dell’Ospedale Universitario Sant’Andrea di Roma.

Questi risultati – ha concluso Barbato – non dimostrano che le microplastiche causino attacchi cardiaci, ma rivelano una forte associazione tra esposizione ambientale, microplastiche nel sangue e malattie cardiovascolari”.

Quel che è certo è che gli studi effettuati finora hanno dimostrato l’ubiquità delle microplastiche nell’ambiente e nell’organismo umano, sottolineando l’urgenza di agire per ridurre l’inquinamento da plastica attraverso politiche globali e vincolanti.

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