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Ponte sullo Stretto, tre indagati per corruzione

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Le ipotesi di reato avanzate dalla Procura di Roma sono corruzione e rivelazione del segreto di ufficio in merito alla valutazione (negativa) della Corte dei Conti sul progetto del Ponte. Disposte anche perquisizioni a carico di Giacomo Francesco Saccomanno (già commissario della Lega in Calabria e membro del cda della Stretto di Messina), di Tommaso Miele (ex presidente aggiunto della Corte dei Conti) e dell’imprenditore Vincenzo Virgiglio. 

Nuova tegola sul progetto del Ponte sullo Stretto: la Procura di Roma ha avviato un’indagine per corruzione e rivelazione del segreto di ufficio, delegando ai carabinieri del Ros perquisizioni a carico di tre persone. Si tratta di Giacomo Francesco Saccomanno, già commissario della Lega in Calabria e consigliere di amministrazione della società Stretto di Messina Spa, di Tommaso Miele, ex presidente aggiunto della Corte dei Conti in pensione dallo scorso febbraio, e dell’imprenditore Vincenzo Virgiglio, reggino di origine ma residente a Roma.

Oggetto delle indagini, alcuni presunti tentativi di condizionare la Corte dei Conti che doveva approvare il progetto definitivo del Ponte. Una condotta non giunta a buon fine, dal momento che i magistrati contabili avevano bocciato il progetto, rilevando criticità di carattere normativo e ambientale. Nello specifico, Saccomanno e Virgiglio si sarebbero rivolti a Miele promettendogli, in cambio del condizionamento dell’esame della Corte dei Conti, appoggio per ricoprire cariche in enti pubblici dopo il suo pensionamento. Inoltre, il giudice contabile avrebbe fornito notizie coperte da segreto relative alle acquisizioni documentali e al pronunciamento della Corte dei Conti.

Secondo gli inquirenti, Miele avrebbe anche esaminato la bocciatura risalente alla fine dello scorso ottobre, impegnandosi a predisporre, nell’interesse della Stretto di Messina Spa, una memoria sulla vicenda da consegnare al commercialista della società incaricata di realizzare il Ponte, e manifestando, in cambio l’ambizione di diventare presidente dell’Antitrust o di una società partecipata. Sempre secondo gli inquirenti, gli indagati avrebbero cercato di avvicinare, ma senza successo, altri due giudici contabili nel tentativo di condizionare l’esito della valutazione della Corte dei Conti. I carabinieri del Ros, su disposizione della Procura di Roma, hanno svolto perquisizioni nella Capitale, in provincia di Reggio Calabria e di Frosinone, sequestrando anche documenti e dispositivi elettronici che potrebbero fornire prove riguardo le ipotesi di reato contestate.

Se dalla maggioranza di governo, e in particolare dal principale promotore del Ponte, il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, non sono arrivati commenti ufficiali immediati, alla notizia dell’inchiesta la società Stretto di Messina Spa ha risposto con una nota. Nel testo, l’amministratore delegato Pietro Ciucci ha spiegato di essere sorpreso dalla notizia, affermando che la società è estranea a ogni ipotesi di reato contestata, ma disponibile a collaborare con gli inquirenti e ribadendo di voler andare avanti con il progetto con la massima trasparenza. Intanto, però, le opposizioni chiedono in massa di bloccare il progetto. Tra loro, c’è soprattutto uno dei principali oppositori dell’opera: Angelo Bonelli, deputato di Alleanza Verdi e Sinistra.

La presidente del Consiglio Meloni, di fronte all’inchiesta della Procura di Roma per corruzione sul Ponte sullo Stretto di Messina, deve fare una sola cosa: fermare il Ponte e dirottare le risorse a sanità pubblica, trasporti, scuola e ricerca del nostro Paese. Salvini ha compiuto troppi danni, bisogna fermarlo. Le forzature che sono state fatte in questi anni sono inaccettabili, forzature contro la legge dal nostro punto di vista, ma a pagare sono i cittadini” – ha spiegato Angelo Bonelli – “Saccomanno è stato commissario della Lega in Calabria, ha lavorato al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ed è stato nominato consigliere d’amministrazione della Stretto di Messina. Poi, inspiegabilmente, circa quattro settimane fa è stato levato dal cda della società. Passaggi che richiedono anche una spiegazione da parte del governo, ma ci troviamo di fronte ad una questione molto rilevante: la delibera Iropi, con cui si è determinata la richiesta del governo di derogare al Ponte, non è firmata da nessun funzionario“.

Abbiamo presentato, come Alleanza Verdi e Sinistra, interrogazioni per chiedere chi avesse firmato quella delibera. Non ci è stato risposto, nessuno se ne assume la paternità, ci troviamo di fronte a una forzatura inaccettabile su un progetto che è stato visto dal Consiglio Superiore dei Lavori pubblici nel lontano 1997. Sono passati 29 anni, un tempo enorme e vogliono riproporre un progetto così vecchio e spendere 14 miliardi di soldi pubblici” – ha aggiunto il deputato di Avs e co-portavoce nazionale di Europa Verde – “La corruzione è stata sventata? Dietro questo atto corruttivo, poi vedremo come andrà a finire l’inchiesta e anche un eventuale processo, ci sono in ballo 14 miliardi di euro di soldi pubblici. Ci sono forzature incredibili, la delibera Iropi non è stata firmata da nessun funzionario dello Stato ma è servita per chiedere la deroga ai vincoli ambientali presso l’Unione europea. Abbiamo chiesto più volte chi l’avesse firmata, né Palazzo Chigi, né il Mit ci hanno voluto rispondere. Ma è successo anche di peggio“.

Abbiamo chiesto a Palazzo Chigi gli atti della corrispondenza tra governo e Corte dei Conti, ci hanno detto che non ce li possono dare, non li possono dare a un parlamentare. Allora la domanda è: perché tutta questa segretezza? Perché non volete fornire questi documenti? Il punto è che Salvini in primis deve spiegare il perché di tutte queste accelerazioni e forzature, perché stiamo parlando di un progetto vecchio di 30 anni che ha molti problemi da vari punti di vista, come molti scienziati ci stanno dicendo, dal punto di vista della validazione o del rischio sismico” – ha concluso Angelo Bonelli – “Ci sono poi tante altre questioni, come ad esempio il non aver voluto fare una nuova gara o europea o rispettare i vincoli ambientali. Perché tutto ciò? Voglio dire una cosa con molta franchezza: Silvio Berlusconi aveva un po’ di senso dello Stato in più, rispetto a ciò che sta facendo Salvini. Il project financing di Berlusconi prevedeva che il Ponte fosse finanziato al 60% dai privati, poi è arrivato Salvini e ha deciso che fosse finanziato totalmente dallo Stato. Ovviamente i privati si sfregano le mani“.

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