Da oggi i cacciatori potranno tornare a imbracciare i fucili anche nelle sette Regioni che non avevano scelto l’apertura anticipata. La caccia, dal Ddl Montagna al Ddl Lollobrigida, passando per la revisione dello Statuto speciale del Trentino-Alto Adige, diventa anche un tema di campagna elettorale in vista delle regionali.
Riparte ufficialmente oggi, domenica 21 settembre, la caccia in tutta Italia (o almeno, nelle Regioni che non avevano ancora optato per l’apertura anticipata della stagione). Una ripartenza che quest’anno arriva con proteste più forti che mai, anche alla luce di due Disegni di legge, il cosiddetto Ddl Montagna e il Ddl Lollobrigida, che puntano ad una forte ‘deregulation’ di tutte le regolamentazioni e leggi che normano la caccia.
Se alcune Regioni (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Lombardia, Marche, Piemonte, Puglia, Sicilia, Toscana e Veneto) avevano già inaugurato ufficialmente la stagione della caccia lo scorso primo settembre, ora i cacciatori possono tornare all’attività anche in Trentino-Alto Adige, Valle d’Aosta, Liguria, Umbria, Lazio, Molise e Sardegna.
Inevitabili le nuove proteste. Dopo la manifestazione nazionale dello scorso sabato 13 settembre a Roma, diversi presidi a carattere locale si terranno nella giornata di oggi in diverse zone d’Italia. Come, ad esempio, a Cremona, dove gli animalisti si raduneranno in lungo Po Europa, nella zona delle Colonie Padane, o in alcuni parchi, foreste e zone demaniali. Venerdì 19 settembre, invece, la Lega Anti Vivisezione (Lav) aveva depositato in Senato, insieme ad altre cinque associazioni animaliste, una petizione con oltre 53 mila firme per chiedere l’abolizione della caccia. La proposta sarà esaminata nelle stesse Commissioni in cui si sta analizzando e discutendo il Ddl Lollobrigida.
Tra le riforme più importanti che il ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste vorrebbe apportare, troviamo l’abbassamento dell’età minima per andare a caccia a 16 anni (se accompagnati da un adulto), l’anticipo dell’apertura e il posticipo della chiusura della stagione della caccia, maggiori poteri alle Regioni per decidere in merito all’attività venatoria e pause ecologiche più brevi. Tutte istanze che le associazioni di cacciatori portano avanti da tempo e che il ministro, da sempre molto attento alle loro richieste, ha recepito in toto.
Forti perplessità, in merito, arrivano anche per quanto riguarda l’estensione dei luoghi di caccia anche alle aree demaniali, che finora sono state territori off-limits per i cacciatori. Oltre ovviamente agli animali, sostengono gli animalisti, ad essere minacciati dalla deregolamentazione indiscriminata della caccia sono anche i cittadini e gli stessi cacciatori: solo nel 2024, infatti, in Italia ci sono stati 68 morti legati all’attività venatoria.
Gli attacchi agli standard minimi di protezione fissati dalla legge nazionale 157/92 arrivano ormai da ogni livello: a minacciarne un concreto ridimensionamento non ci sono il Ddl Montagna (approvato in Senato) e il Ddl Lollobrigida, ma anche il disegno di legge che punta a modificare lo Statuto speciale per il Trentino-Alto Adige e che è attualmente esaminato dalle Commissioni Ambiente e Agricoltura della Camera. Come denunciano i deputati del Movimento 5 Stelle nelle due Commissioni e i parlamentari del Comitato M5S Pianeta 2050 (Sergio Costa, Alessandro Caramiello, Susanna Cherchi, Carmen Di Lauro, Ilaria Fontana, Patty L’Abbate, Daniela Morfino, Gisella Naturale e Agostino Santillo), c’è un passaggio che prevede “l’attribuzione alla Regione della competenza esclusiva sulla tutela dell’ambiente e dell’ecosistema di interesse provinciale, compresa la gestione della fauna selvatica“.
“Un passaggio sul quale esprimiamo una ferma contrarietà: la fauna selvatica è patrimonio indisponibile dello Stato e la sua tutela non può essere frammentata su base territoriale. Si rischia di creare pericolosi precedenti che potrebbero favorire pratiche venatorie più permissive, a discapito della biodiversità” – l’affondo dei parlamentari del Movimento 5 Stelle – “Il Trentino ha già dato prova, purtroppo, di non saper gestire la fauna selvatica: non si dimentichi la strage di orsi di cui si è fatto promotore, invece di favorire la convivenza uomo-animale, esercitare la buona politica del territorio, mettere in atto azioni necessaria per la sicurezza dei cittadini e di tutti gli abitanti della Regione (umani e non). Un orrore che sarebbe scandaloso si ripetesse. L’ambiente è una materia trasversale e un dovere costituzionale della Repubblica non delegabile. Devolvere competenze esclusive su ecosistemi e fauna è una scelta miope in contrasto con principi europei e internazionali, e minaccia l’equilibrio degli habitat anche oltre i confini provinciali. Questa deriva va fermata“.
Di tutt’altro tenore, le dichiarazioni di vari esponenti di centro-destra a livello nazionale e locale, che salutano con favore l’apertura della stagione della caccia. “Se condotta con responsabilità, è una risorsa per la collettività: presidia il territorio, contribuisce al controllo faunistico, rafforza il legame tra uomo e natura, è fondamentale per il mondo agricolo. In Europa il numero dei cacciatori cresce, mentre in Italia diminuisce anche per le campagna diffamatorie che li dipingono come nemici dell’ambiente, una narrazione falsa e antidemocratica che non riconosce il loro reale contributo al territorio” – il punto di Gabriele Veneri, consigliere regionale uscente di Fratelli d’Italia in Toscana – “Io sto con i cacciatori, hanno diritto di esercitare la loro passione con rispetto delle regole e dell’ambiente, senza essere ostacolati da vincoli ideologici e imposizioni scellerate. Da una parte le associazioni animaliste, il M5S e il Pd – uniti da posizioni estremiste che mirano alla chiusura o a restrizioni sempre più dure, dall’altra i cacciatori, sempre più penalizzati da normative illogiche e lontane dalla realtà. Per me la cacica non deve essere terreno di scontro ideologico“.
Il sostegno o la contrarietà alla caccia possono diventare anche occasioni di scontro in campagna elettorale, con le elezioni regionali alle porte. Lo dimostra il caso della Toscana, ma anche della Calabria, dove il deputato della Lega, Francesco Bruzzone, si recherà in visita per inaugurare, insieme al nuovo responsabile Giovanni Bozzo, il Dipartimento gestione faunistica e attività venatoria del partito. “Il settore ha bisogno di sostegno perché fornisce sostentamento per la vita di tutti i cittadini, dobbiamo cambiare le regole della gestione faunistica perché hanno un impatto sostenibile al mondo agricolo. Dobbiamo proteggere, ma anche controllare, e dare la possibilità ai cacciatori di svolgere serenamente la propria attività” – le parole di Bruzzone – “L’ambientalismo e l’animalismo sfrenato che regnano nel centrosinistra a tutti i livelli hanno dimostrato di portare risultati fallimentari, come è fallimentare l’idea di un ambiente abbandonato a se stesso togliendo all’uomo la possibilità di intervenire. La ‘parco-mania’ indiscriminata a cui abbiamo assistito nel corso degli anni non ha portato benefici ambientali ed è necessario impostare la tutela dell’ambiente che riconosca anche l’uomo come soggetto facente parte della biodiversità“.


